Addio a Hector Babenco, regista simbolo del cinema argentino

Pochi come lui hanno saputo raccontare la condizione degli ultimi e degli emarginati, ma anche del razzismo e dei perseguitati, e sembra quasi profetico che la sua scomparsa coincida con una delle più grandi stragi della storia moderna dell’Europa.

Nelle stesse ore in cui la Francia e l’occidente intero veniva scosso alle fondamenta dal terribile attacco di Nizza, si spegneva  per un arresto cardiaco Hector Babenco, uno degli autori più innovativi del cinema latino-americano contemporaneo.

Dopo tre film girati in patria con mezzi limitati (uno era il ritratto documentario di un eroe nazionale come il corridore di formula 1 Emerson Fittipaldi), fu in Brasile, nel 1980, che trovò un produttore capace di scommettere sul suo talento e “Peixote” divenne in pochi mesi un film-culto per la sua intera generazione: un coraggioso film di denuncia sociale che fece conoscere per la prima volta al grande pubblico la piaga dei «meninos da rua», i bimbi di strada delle favelas soli al mondo, spina dorsale della micro-criminalità.

Nell’85 la definitiva consacrazione con Il bacio della donna ragno, opera complessa sulla realtà delle dittature del Sud-America e sulla persecuzione degli omosessuali.

Il successo ottenuto grazie ai capitali americani gli permette di dirigere altri lavori importanti, poi il ritorno all’impegno e alla propria terra d’adozione con Cuore illuminato e l’applaudito Carandiru.

Il suo nome resta nella storia del cinema per il miracoloso sodalizio espressivo con Manuel Puig per “Il bacio della donna ragno”.

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