Addio a René Girard, celebre e apocalittico antropologo francese
22 Apr 1983 — French anthropologist Rene Girard is a professor at Stanford University. — Image by © Sophie Bassouls/Sygma/Corbis

In ambito accademico il suo nome è di quelli che si citano continuamente: dopotutto non solo è stato un antropologo di fama mondiale, ma uno tra gli ultimi grandi pensatori cristiani.

Nella notte del 4 novembre a Stanford, in California, si è spento René Girard: aveva 91 anni ed era nato ad Avignone il 25 dicembre 1923.

Ne dà notizia sul suo sito l’università americana di Stanford, dove l’antropologo insegnava da 30 anni, venerato da studenti e colleghi, per i quali era inconfondibile quel volto leonino con i capelli bianchi e uno sguardo infossato che restava dolce sotto le ciglia folte corvine.

Girard negli anni ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti per l’innovazione del suo pensiero, così diverso da quello degli altri filosofi francesi a lui contemporanei da aver spesso portato la critica e i lettori a considerarlo un pensatore anticonformista: nel 2001 ricevette la laurea honoris causa in Lettere all’Università di Padova, mentre nel 2005 divenne uno dei 40 membri ufficiale dell’Académie francaise, una delle più antiche istituzioni culturali francesi.

Il suo saggio più celebre è “La violenza e il sacro” (1972), pubblicato in Italia da Adelphi, come molti altri suoi libri, tra i quali “Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo”, “Il capro espiatorio”, “L’antica via degli empi”, “Shakespeare. Il teatro dell’invidia”, “Vedo Satana cadere come la folgore”, “La pietra dello scandalo”, “La voce inascoltata della realtà” e “Portando Clausewitz all’estremo”.

Le opere principali di Girard vertono soprattutto sui campi dell’antropologia filosofica e della filosofia della religione, ponendo l’accento sui miti di fondazione, sul nesso inscindibile che lega il sacro alla violenza e al sacrificio: l’ambiguità nei confronti dell’uccisione di una vittima è l’evento fondante su cui si basa lo sviluppo della società e della religione; nel suo pensiero, la logica arcaica del sacrificio venne trascesa solo con il cristianesimo, laddove Cristo assume il ruolo di “capro espiatorio”.

Negli ultimi anni, convinto che Islam e Occidente potessero uscire dalla violenta spirale di rivalità mimetica, Girard era diventato meno apocalittico. Rispetto a quando aveva sostenuto che “la storia è un test per l’umanità. E l’umanità sta fallendo quel test”.

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