Tonno e istamina è allarme

Eleonora Gitto

E’ partito l’allarme sanitario per l’eccessiva presenza di istamina nel tonno in scatola, due giorni fa infatti il Ministero ha ufficialmente diramato un comunicato riguardante in particolar modo il filetto tonno pinne gialle, definendo la presenza di istamina “eccessiva”, ma vediamo nel dettaglio le ultime novità:

Allarme sanitario per il tonno in scatola: la presenza di istamina è eccessiva.

Il tonno lo mangiamo in tutte le salse perché è un alimento che raramente scarseggia sule tavole degli italiani.

E non c’è dubbio che sia un ottimo alimento: pasta al tonno, insalata con tonno, tonno e pomodori, e chi più ne ha più ne metta.

Ma proprio perché ne consumiamo in gran quantità, bisogna stavolta prestare una certa attenzione.

Pure nel nostro Paese, infatti, com’è successo all’estero, sono registrati i primi cadi d’intossicazione, dovuti a notevoli quantità d’istamina rinvenute in tranci di tonno pinne gialle scongelato, importato dalla Spagna.

Proprio il 4 luglio il Ministero della Salute ha emesso un comunicato per annunciare il ritiro dal commercio delle confezioni di Filetto tonno pinne gialle qualità extrataglio misto della Trivaris Sl.

Il pesce si trova in confezioni sotto vuoto con peso variabile. Per essere ancora più precisi, il lotto alimentare incriminato, almeno per il momento, è quello denominato T154-17, ed ha come data di scadenza l’1/11/2018.

Per quel che riguarda la società che lo commercializza, la Trivaris Sl, si tratta di una ben nota azienda presente da anni sui mercati ittici nazionali e internazionali, ed è dedita alla trasformazione, e per l’appunto la relativa commercializzazione, di prodotti della pesca, sia freschi sia surgelati.

Il primo allarme era stato dato nel maggio 2017, allorché il Ministero della Salute della Spagna aveva diramato un comunicato che metteva in guardia sui rischi di consumo di tonno contenente alte percentuali di istamina.

Lo stesso comunicato era stato ripreso dal corrispondente Ministero italiano. Inizialmente l’intossicazione in Spagna aveva colpito più di 150 persone.

Ma la problematica si era poi rapidamente allargata ad altri Paesi come Germania, Francia, Portogallo e anche l’Italia.

È bene sottolineare che la questione riguarda non il tonno in scatola, ma quello venduto fresco e decongelato.

In casi di scarsa igiene, dovuta per lo più alla manipolazione degli alimenti, si possono formare alte percentuali di istamina, favorite da una cattiva conservazione del pesce, soprattutto se a temperature elevate e per lunghi periodi.

La cosiddetta sindrome sgombroide si manifesta attraverso prurito, arrossamento della pelle, bruciore orale, cefalea pulsante, diarrea, nausea, palpitazione e, più raramente, ipotermia.

Nella gran maggioranza dei casi il decorso della malattia è spontaneo e non servono particolari cure, tuttavia devono prestare attenzione soprattutto quelle persone che sono asmatiche o allergiche in generale.

Se si registrano i sintomi descritti dopo aver mangiato tonno, è bene consultare subito un medico.

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