Amazon, i dipendenti denunciano e Besoz controbatte

In genere la verità sta sempre nel mezzo, ma nell’intricata vicenda che sta vedendo protagonista il colosso dell’e-commerce, Amazon, proprio non si riesce a capire dove finisce la realtà e dove inizi la mitizzazione degli aneddoti.

Ha fatto tanto scalpore un reportage del New York Times che è andato ad indagare le condizioni di lavoro dei dipendenti del colosso: i giornalisti del Times hanno intervistato oltre 100 ex e attuali dipendenti di Amazon scoprendo che la competizione che vi vige è “darwiniana”, sfrenata e crudele.

«Ho visto piangere praticamente ogni mio collega, uscivi da una riunione e vedevi un uomo adulto che si copriva il volto », ha raccontato un ex dipendente della società di Seattle al giornale newyorkese.

In generale, sembra che le donne non abbiano vita facile all’interno dell’azienda di Bezos, soprattutto perché la maternità viene vista come un qualcosa che fa perdere tempo prezioso alla macchina perfettamente oliata del colosso americano.

Decine di testimonianze e aneddoti che sembrano persino ai limiti del verosimile, che hanno spinto Jeff Bezos ad intervenire in prima persona.

“Io lascerei una compagnia del genere”, ha scritto il fondatore, che nel 2013 ha comprato il Washington Post, in una mail inviata ai dipendenti della sua società. “Non ha descritto l’Amazon che io conosco, chiunque lavori in una compagnia come quella descritta dal New York Times sarebbe pazzo a rimanere”, ha sentenziato Besoz.

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