Caffè, possibile cancerogeno per gli americani
Caffe fa bene anche se assunto in grande quantita

Amata in ogni angolo del mondo, il caffè è una delle bevande più consumate e rappresenta un compagno inseparabile delle giornate di intere popolazioni.

In Francia l’87% degli abitanti lo beve quotidianamente ed in grande quantità: i consumatori francesi, infatti, ne assumono una media di 5,7 tazze al giorno, sbaragliando nettamente la concorrenza.

Anche in Australia, infatti, la percentuale di bevitori di caffè è la stessa, ma la quantità media consumata si ferma a 4,5 tazze al giorno.

Segue l’Inghilterra che con l’83% di consumatori si rivela non soltanto il Paese del tè, ma anche quello del caffè: i suoi abitanti ne bevono in media 3,6 tazze al giorno. Chiudono la classifica gli USA, dove il 67% degli abitanti ne consuma circa 2,6 tazze al giorno.

In Italia l’80% dei consumatori ama profondamente l’espresso, ed un’elevata percentuale (il 70%) lo beve zuccherato. Ma per gli Italiani il caffè non è soltanto un digestivo o una sferzata di energia tanto gradita quanto necessaria: per molti consumatori rappresenta un vero e proprio rituale, un momento di aggregazione, o una piccola sosta da trascorrere soli con sé stessi.

Finora più studi hanno confermato gli effetti che il consumo del caffè comporta, ed in particolare la caffeina in esso contenuta: l’effetto stimolatorio sulla secrezione gastrica e su quella biliare, l’effetto tonico e stimolatorio sulla funzionalità cardiaca e nervosa, l’effetto lipolitico, cioè favorente il dimagrimento, l’effetto anoressizzante, dato che in dosi massicce diminuisce l’appetito.

Caffè, per gli americani potrebbe essere addirittura cancerogeno

Caffe per gli americani potrebbe essere addirittura cancerogeno

Nel caffè, oltre alla caffeina, sono state inoltre isolate diverse componenti dalle spiccate proprietà antiossidanti, antimutagene ed antinfiammatorie.

Ma, ora, a sorpresa, arriva dall’America un’iniziativa che sta facendo già discutere.

Secondo l’associazione non profit ‘The Council for Education and Research on Toxics’, c’è infatti un potenziale di rischio nel caffè a causa dell’esposizione di una sostanza chimica, l’acrilammide, che viene generata durante la torrefazione ad alte temperature.

Quindi l’associazione propone che, al pari delle sigarette, sul caffè venga apposta un’etichetta che deve indicare il rischio di cancro.

Il National Cancer Institute (Nci) elenca il caffè come una delle maggiori fonti di acrilammide, cosi come lo sono anche le patatine fritte, i salatini, i biscotti, i cracker e diversi altri prodotti. La stessa Nci raccomanda di diminuire il tempo di cottura per ridurre il contenuto di acrilammide nel cibo.

Raphael Metzger, avvocato dell’associazione, ha affermato che “Quello che vogliamo è che le compagnie riducano la quantità della sostanza al punto da eliminare del tutto il rischio di cancro”.

L’associazione ha quindi lanciato un’azione legale contro le principali catene di caffè, tra cui Starbucks e 7-Eleven.

Secondo le compagnie citate in giudizio, comunque, la dose prodotta non raggiunge i limiti dei livelli di sicurezza, mentre stando agli attivisti il livello è comunque alto e pretendono una multa in denaro oltre all’obbligo di esporre il “warning”.

Ricordiamo che esiste già un precedente: nel 1991 il caffè fu inserito tra le sostanze risultanti cancerogene e dopo tale valutazione, gli esperti avevano deciso di inserire il caffè nel gruppo 2B che raccoglie le sostanze possibilmente cancerogene. Nello specifico, il consumo di caffè era stato considerato come la causa dello sviluppo il tumore alla vescica urinaria sulla base di “prove limitate”.

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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