Calderoli e Kyenge, si procede per la diffamazione

Eleonora Gitto

Sugli insulti di Calderoli all’ex ministro Cécile Kyenge si procederà per diffamazione ma non per istigazione all’odio razziale.

Questa la decisione presa dal Senato della Repubblica con 126 voti favorevoli e 116 contro, mentre gli astenuti sono stati 10.

Si tratta delle ben note dichiarazioni oltraggiose che il becero esponente della Lega fece in un comizio a Treviglio il 13 luglio 2013.

In tale occasione il troglodita della Padania definì il ministro Kyenge un orango. Ma il voto di oggi secondo il Movimento 5 Stelle, potrebbe avere una valenza politica, nel senso di uno scambio.

La Lega avrebbe deciso il ritiro di 500mila emendamenti al Ddl Boschi, in cambio dello stralcio dell’accusa di istigazione all’odio razziale.

Non sappiamo, ma una cosa è certa: un parlamentare della Repubblica Italiana, che ha pure ricoperto incarichi di governo, che definisce un orango un proprio ministro a causa delle caratteristiche fisiche, merita una punizione severa.

E questo sia in termini di responsabilità penale, sia in termini mediatici.

Vale a dire che dovrebbe esserci una vera e propria gogna mediatica verso un personaggio che è indegno di rappresentare anche un solo italiano al Parlamento italiano. Figuriamoci sul piano internazionale.

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