Charlie Gard, L’Osservatore Romano: la mercificazione di una sciagura

Eleonora Gitto

Su Charlie Gard interviene L’Osservatore Romano: la mercificazione di una sciagura.

Forse ha ragione l’Osservatore Romano parlando della mercificazione di una sciagura.

“Giornalisti affamati di notizie ed esperti di vario tipo”, dice in un articolo Gianpaolo Dotto.

Questo è vero. Ormai tutti diventano tuttologi, e fanno la corsa ad avere l’ultima notizia sul caso del piccolo Charlie Gard: e intanto Mariella Enoc, Presidente dell’Ospedale Bambin Gesù, ha dichiarato: “Sono contenta per la mamma e il papà di Charlie, che hanno una piccola speranza, e per l’opportunità che a questo bambino viene data”.

“Noi non sappiamo quali risultati ci saranno ma sappiamo che dobbiamo credere nella scienza e dobbiamo continuare a darle la possibilità di andare avanti”.

Intanto al Great Ormond Street Hospital si fa la scelta di interpellare di nuovo l’Alta Corte di Giustizia dell’Aia per riesaminare il caso.

Per il resto si usa il condizionale e il possibilismo: al Bambin Gesù un protocollo “avrebbe” funzionato nell’arrestare la sindrome ma “solo in alcuni test preliminari”.

Troppo poco, quasi nulla. Questa non è scienza; queste sono intenzioni, velleità, speranze. Tutto plausibile, forse anche condivisibile, ma questa non è scienza.

La scienza entra in campo quando si conducono tanti test scientifici, si avvalorano i risultati con le statistiche, si pubblicano i risultati, di dimostrano pregi e difetti delle cure.

Ci vuole metodo, sperimentazione, prova, e di nuovo metodo, sperimentazione e prova. Questa è la scienza, cara dottoressa Enoc.

L’auspicio è che se anche ci fosse una possibilità su cento di salvare il bambino, ci si debba provare; ma forse la realtà è più dura a dirsi, e soprattutto ad ammettersi.

La problematica è diventata non solo mercificata, ma anche ideologizzata, e da una parte ben conosciuta della società, una parte che si chiama Chiesa, che ha mosso i suoi molteplici legami con le sue appendici più esposte, l’Ospedale Bambin Gesù e il Ministro degli Esteri Alfano, che ha contattato il suo omologo inglese per chiedere il trasferimento del bimbo in Italia.

La Chiesa, si sa, è contraria ideologicamente all’ipotesi della dolce morte.

“Sono contenta per la mamma e il papà del piccolo Charlie”, dice la Enoc.

Ma non bisogna essere contenti per i genitori. E a loro volta non devono essere contenti i genitori. Queste sono cose del tutto secondarie.

E’ il piccolo che ha bisogno di aiuto, e in questo momento il piccolo sta soffrendo: è lui che deve essere in testa ai nostri pensieri, e ai pensieri di tutti.

E se la cosa migliore per questo bimbo è staccare la spina, bisogna farlo subito e non farlo soffrire ulteriormente.

Questo deve essere il primo obiettivo: la soluzione migliore per Charlie, non il grado di sofferenza o di felicità dei genitori e dell’opinione pubblica.

Tutto ciò deve essere confortato dalla scienza, quella vera, e non da posizioni preconcette o ideologiche.

Perché negli altri casi l’amore può trasformarsi, anche inconsapevolmente, in un atto di infinito egoismo.

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