Embrione, creato il primo completamente artificiale di un topo
Fecondazione assistita una storia lunga quaranta anni

L’embrione è il primo stadio dello sviluppo di un organismo eucariote diploide.

Negli animali il termine embrione può avere significati leggermente diversi, riferiti allo sviluppo dell’organismo, a seconda dei diversi gruppi tassonomici. In termini generali per tutti gli eumetazoi si parla di embrione per tutti gli stadi iniziali della divisione dello zigote. Spesso questi stadi si riferiscono ad un organismo non a vita libera, e generalmente confinato nell’uovo o in strutture ad esso assimilabili.

L’embrione dei mammiferi placentati è definito come quell’organismo che si sviluppa partendo col nome di zigote, e mantiene il nome di embrione fino a quando lo sviluppo degli organi diviene completo al punto da includere tutti i diversi tipi di organi e tessuti presenti nell’organismo già nato: allora viene sostituito dal termine feto.

Negli esseri umani l’uso del termine embrione viene talvolta posticipato dopo un certo numero di divisioni cellulari successive a quella dello zigote, fino alla formazione del bottone embrionale all’interno della blastocisti, cioè la differenziazione morfologica che permette di distinguere l’embrione dalla placenta.

Una convenzione in uso è anche quella di definire come embrione l’organismo dopo che è avvenuto l’impianto nella mucosa uterina, evento che nella donna fa parte della gravidanza dopo la fecondazione-concepimento.

L’embrione comincia a formarsi dopo la fecondazione, che ha luogo nelle vie genitali della femmina, con l’incontro di uno spermatozoo e dell’ovulo. Ma si può riprodurre artificialmente persino il miracolo della vita?

A quanto pare sì: un gruppo di ricercatori olandesi è riuscito a generare in laboratorio un embrione ai primi stadi di sviluppo partendo dalle sole cellule staminali. Uno studio, condotto nell’Istituto di Medicina rigenerativa dell’Università di Maastricht (Olanda) dal gruppo guidato da Nicolas Rivron, principal investigator al Merln Institute for Technology-Inspired Regenerative Medicine, che si è aggiudicato la pubblicazione sulla rivista Nature.

Il punto di partenza sono state due famiglie di cellule staminali: quelle che danno origine alla placenta e quelle da cui si forma l’organismo. Poste le une accanto alle altre in provetta, le cellule hanno cominciato a comunicare e grazie a questo dialogo, mai finora osservato ‘in diretta’, le cellule si sono organizzate in una struttura simile a quella di un embrione nella fase iniziale dello sviluppo, la blastocisti, nella quale si forma la sacca che racchiude le cellule staminali.

L’embrione artificiale, che i ricercatori hanno chiamato ‘blastoide’, è una sferetta costituita da un involucro esterno chiamato trofoblasto e da una struttura interna da cui nascerà il futuro organismo.

In poche parole la struttura ottenuta aveva tutte le caratteristiche per poter essere impiantata proprio come si fa solitamente con le vere blastocisti.

Il secondo step dello studio è stato quello di trasferire i blastoidi nell’utero di una femmina di topo in stato di pseudo-gravidanza in modo da consentire l’impianto di questi sulle pareti dell’utero: a questo punto i ricercatori hanno osservato come tali strutture cellulari vadano incontro a eventi di rimodellamento simili a quelli osservati al momento dell’impianto vero e proprio e inducano modificazioni della mucosa uterina – come ad esempio permeabilità vascolare locale e anastomosi dei trofoblasti con la parete uterina della madre.

“È un bellissimo risultato per i biologi”, ha detto il genetista Edoardo Boncinelli. “Le applicazioni sono di là da venire, ma si può immaginare, in un futuro lontano, un bambino nati da un insieme totalmente artificiale”. Non è comunque questo l’obiettivo: per il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata, l’esperimento “per la prima volta studia da vicino un organo straordinariamente importante della riproduzione, ossia la placenta”. È un passo in avanti, ha aggiunto, per “comprendere i meccanismi dell’infertilità che nasce da un difetto nell’impianto dell’embrione”.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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