Erri De Luca, la libertà di espressione in Italia vince ancora

Quando Erri De Luca è stato accusato di istigazione al sabotaggio si è alzato in Italia un polverone che ha fatto gridare all’ingiustizia e alla censura anche i più pacati: veramente nel nostro paese uno scrittore fra i più stimati ed emeriti può essere accusato di aver fomentato violenza per essersi dichiaratamente presentato come No Tav?

Lo scrittore napoletano è accusato di istigazione a delinquere per alcune interviste in cui sosteneva che “la Tav Torino-Lione va sabotata”: in queste ore la sentenza del giudice monocratico Immacolata Iadeluca ha per fortuna scagionato De Luca, riportando la vicenda nei ranghi di quel che effettivamente è.

«Oggi torno a essere un cittadino qualunque», il primo commento dopo la sentenza. «È stata impedita un’ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo». E ancora: «Scendo dal gradino su cui mio malgrado mi hanno issato. Ma continuerò a usare il vocabolario per esprimere le mie convinzioni. Comunque è una buona notizia per questo paese».

“Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria e’ un dovere prima di essere un diritto” sottolinea e ricorda, citando Pasolini, Goethe e Rushdie che “se dalla parola pubblica di uno scrittore seguono azioni, questo e’ un risultato ingovernabile e fuori del suo controllo”.

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