Fecondazione artificiale non rimborsata alle coppie del sud

Con una recente legislazione, l’Italia ha consentito a tutte le coppie, con problemi ad avere figli, di rivolgersi agli ospedali della propria regione, per poter accedere alla fecondazione artificiale.

Un diritto inalienabile quello di poter avere figli quindi, che non deve avere limitato dalla differenza di ceto o di possibilità economica ma fattivamente poi avviene realmente così nelle strutture pubbliche Italiane?

In un periodo di pesanti difficoltà economiche per la sanità, di fondi nazionali che aumentano troppo poco, qualcuno ha detto basta: la fecondazione omologa ed eterologa non si rimborsa più, resta a carico dei pazienti, ma solo al sud. La Puglia è apparentemente la più motivata a non rimborsare più la pma ma anche Calabria, Sicilia e Campania hanno seguito prontamente l’esempio.

La conseguenza è che il Paese è spezzato in due. Le regioni del Sud, ma non solo quelle, stanno togliendo il servizio ai propri cittadini, altre continuano ad assicurarlo. C’è poi chi non rimborsa l’eterologa ma passa solo l’omologa, come il Piemonte e la Lombardia, regione che si è messa subito di traverso quando il trattamento ha avuto il via libera nel sistema sanitario con la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40, nella primavera 2014.

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