Francesco De Gregori traduce e reinterpreta Bob Dylan

In Italia ormai sono rimasti ben pochi cantautori che meritano tale appellativo, e ancora meno sono coloro che vedono ancora la musica come poesia, come arte e non come mero passatempo.

Tra questi va annoverato senza dubbio Francesco De Gregori, che conferma ancora una volta la sua vocazione con la sua ultima fatica discografica, uscita proprio in questi giorni e che certamente farà innamorare questa generazione, come già ha fatto nei decenni passati con tutti i suoi precedenti lavori.

“De Gregori canta Bob Dylan – amore e furto”, il nuovo disco di Francesco De Gregori, è stato prodotto da Guido Guglielminetti, e qui l’artista traduce e interpreta, “con amore e rispetto”, 11 canzoni di Dylan.

Undici ballate dove il cantautore aggira misteri e trappole del collega americano. “Political World”, “Desolation Row”, “Not Dark Yet” e “Dignity” suonano impetuose, nella voce di Francesco sembra tutto più chiaro, il confine fra vero e ambiguo si scioglie, mentre l’album prende velocità, siamo consapevoli che non deraglieremo.

“Il mio terrore era mettere troppo me stesso nelle traduzioni: se voglio dire qualcosa di mio, la dico nelle mie canzoni, qui ci tenevo alla fedeltà”, ha commentato l’artista.  Nella scaletta De Gregori pesca talvolta da un Dylan minore dei tardi anni ’70 e ’80, come nel primo singolo estratto ‘Un angioletto come te’ (‘Sweetheart Like You’), ma è stato il suono a motivare queste scelte: “Certe canzoni che adoro come ‘My Back Pages’ o ‘Just Like a Woman’ semplicemente non funzionano in italiano, qui c’è tutto il Dylan che sono riuscito a tradurre”.

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