Fukushima, il piano di decontaminazione si sta rivelando un fallimento

Sono passati decenni, la minaccia nucleare è solamente sopita ma sempre pendente come una spada di Damocle sugli equilibri instabili delle potenze del mondo, e nessuno sembra prestare attenzione al fatto che a decenni di distanza, le bombe atomiche che colpirono il Giappone hanno conseguenze ancora terribili.

Secondo un’indagine condotta da Greenpeace Giappone, nelle foreste e nei terreni di Iitate, distretto della prefettura di Fukushima, la contaminazione è ancora estesa e a livelli altissimi: in sintesi il programma di decontaminazione sta fallendo.

L’indagine di Greenpeace mostra come nel distretto di Iitate (tra 28 e 47 chilometri dalla centrale) la radioattività si sia per lo più depositata su colline e montagne rendendo impossibile una decontaminazione completa, soprattutto nei tempi prospettati dal Governo. Persino nei terreni bonificati, l’associazione ha misurato valori di radioattività superiori a 2 µSv/h, equivalenti a una dose annuale di radiazioni di oltre 10mSv, dieci volte la dose consentita per il pubblico.

Una scoperta, sottolinea l’associazione, che getta un’ombra sulla decisione del governo giapponese, annunciata lo scorso 12 giugno, di revocare l’ordine di evacuazione delle aree contaminate entro il marzo 2107 e le compensazioni per i residenti entro il 2018. Due misure che rischiano di spingere le vittime a tornare in aree ancora gravemente inquinate.

“Il primo ministro giapponese Abe vorrebbe far credere ai cittadini che il programma di decontaminazione in corso a Fukushima riporterà la radioattività a livelli accettabili, consentendo alle persone evacuate di tornare vivere nelle loro case. Ma si tratta di una politica destinata al fallimento. Le foreste di Iitate sono un’enorme riserva di radioattività che resterà un pericolo diretto e una sorgente di potenziale ricontaminazione per secoli. La completa decontaminazione è impossibile”, ha affermato  Jan Vande Putte, esperto in radioprotezione di Greenpeace Belgio.

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