Gentiloni: cambiare registro sulle politiche di accoglienza
Gentiloni cambiare registro sulle politiche di accoglienza

Per Paolo Gentiloni, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale del Governo Renzi, è necessario “cambiare registro sulle regole e sulle politiche di accoglienza”.

Il Ministro italiano degli affari esteri, sulle politiche di accoglienza, è convinto della strada tracciata dal suo Premier Matteo Renzi e dal cancelliere tedesco Angela Merkel.

“La democrazia, la civiltà e l’economia europea – dichiara Gentiloni – non possono essere ostaggio di minoranze di destra, o dell’idea che chi cavalca la paura possa incassarne i dividendi elettorali”.

Poi il Ministro indica i “tre passi molto semplici” che l’Europa deve fare per perseguire questo intento:

  1. prendere consapevolezza del carattere permanente – per almeno 10/15 anni – e da certi punti di vista persino necessario delle migrazioni, che ovviamente vanno regolate;
  2. lavorare sulle cause: a novembre ci sarà un vertice a Malta di Europa e Africa per mettere in pista investimenti e progetti nei Paesi di transito e in quelli in crisi;
  3. cambiare registro sulle regole e sulle politiche di accoglienza”.

Per Gentiloni anche il Trattato di Dublino è da rivedere, infatti, afferma che: “Bisogna modificare norme concepite 25 anni fa introducendo gradualmente un concetto rivoluzionario: i migranti non entrano più in Italia, in Grecia, in Ungheria, o dove la geografia o la sorte li fanno arrivare, ma in Europa. E questo vuol dire che serve in prospettiva un diritto d’asilo europeo valido per tutti i Paesi. Deve essere l’Unione a definire quali sono i Paesi cosiddetti sicuri, e quali invece quelli alla cui popolazione è garantita una tutela internazionale”.

“Per esempio – continua Gentiloni – i rimpatri devono essere gestiti a livello europeo. E ovviamente che ci vuole equilibrio nella distribuzione dei rifugiati ma senza il giusto equilibrio, la maggior pressione potrebbe spostarsi dai Paesi di primo arrivo come Italia e Grecia ai Paesi nei quali il welfare è più generoso, come Svezia o Germania”.

Per gestire i flussi migratori, invece, “Servono canali di immigrazione legale, perché l’Europa ha bisogno di alcuni tipi di manodopera. Serve soprattutto maggior determinazione nella lotta contro la barbarie degli schiavisti. In parallelo agli sforzi europei c’è un’escalation di infamia dei trafficanti, tanto che si moltiplicano le partenze dalle coste libiche con barche sempre più inaffidabili, incapaci di tenere il mare e con i più derelitti fra i derelitti rinchiusi nelle stive”.

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