Gianluigi Nuzzi non si presenterà dinanzi ai giudici del Vaticano

La vicenda è di quelle intricate, che rischia di complicarsi ancora di più, con le dichiarazioni rilasciate dai protagonisti di questo scandalo in salsa religiosa, che rischia di far traballare i vertici ecclesiastici romani.

Gianluigi Nuzzi, il giornalista autore di “Via Crucis”, è indagato dai giudici vaticani con il collega Emiliano Fittipaldi, autore di “Avarizia”, insieme a monsignor Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui, accusati invece di aver fornito documenti riservati ai due cronisti, ma non ha nessuna intenzione di presentarsi dinanzi al pubblico ministero.

L’accusa per gli autori di «Via crucis» e «Avarizia» è di «possibile concorso nel reato di divulgazione di notizie e documenti riservati previsto dalla legge n.IX dello Stato Città del Vaticano».

“Ho deciso di non presentarmi. In Vaticano non è prevista la ‘non punibilità’ che deriva dall’esercizio di un diritto come in Italia. Ne’ è riconosciuta la possibilità di manifestare liberamente il pensiero come sancisce espressamente l’articolo 21 della nostra Costituzione. Per loro quindi chi fa cronaca è punibile”, ha dichiarato piccato il giornalista.

“Non esiste – sostiene ancora Nuzzi – nel codice di procedura penale vaticano una norma che tuteli il “segreto professionale” sulle fonti come in Italia. La divulgazione di notizie segrete non è per il giornalista una medaglia, come accade per la libera stampa in tutto il mondo democratico, ma è sempre e comunque un reato. Non solo divulgare documenti ma anche notizie segrete”. “Non essendoci, perciò, reciprocità tra il nostro ordinamento e il loro – scrive ancora Nuzzi – manca quella tutela che le nostre leggi, oltre che la Convenzione europea, garantiscono al giornalista. Quindi non mi presento. Non mi presento in uno Stato in cui il codice di procedura penale è più o meno fermo al 1913 quindi al tempo del re ed applica il Codice penale Zanardelli, in vigore in Italia fino al 1930. Non mi presento in uno Stato che nemmeno mi contesta il reato per il quale sono indagato, non mi dice come e quando lo avrei commesso, eventualmente con chi, come al contrario, prevede il nostro codice quando la magistratura intende interrogare qualcuno. Non mi presento – aggiunge – in uno Stato dove negli ultimi anni il 75% delle persone detenute è stata tratta in arresto per aver passato delle notizie vere a giornalisti che le hanno divulgate. Se il Vaticano intende delegare e sentirmi per rogatoria davanti all’autorità giudiziaria italiana, valuterò ovviamente se presentarmi e cosa dire, se mi presenterò”.

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