Charleston il killer voleva scatenare una guerra razziale

Ci sono stati altri aggiornamenti riguardo al famoso killer di Charleston, una strage molto probabilmente preannunciata, preannunciata dalla guerra razziale che lo stesso Dylann Roof voleva scatenare con messaggi, sui social, estremamente chiari e che non lasciano adito a nessun dubbio.

Spesso le violenze più efferate, più cruenti e folli, non hanno una motivazione, sono solo frutto di una falla nel cervello umano, eppure stavolta paradossalmente la tragedia viene amplificata ancora di più, se possibile, dal fatto che la mente che ha architettato il massacro aveva un piano ben preciso da perseguire.

Dylann Roof, giovane killer della Emanuel African Methodist Episcopal church, la chiesa di Charleston, in South Carolina, in cui sono stati trucidate 9 persone di colore, tra cui un senatore e pastore metodista, ha svelato il suo lucido piano d’azione:  “volevo scatenare una guerra razziale”, ha svelato.

Roof, che dovrà rispondere di nove diversi capi d’accusa, da omicidio aggravato a possesso di armi da fuoco, ha detto agli inquirenti che erano mesi che covava odio e progettava l’orrore, che in un primo momento doveva essere rivolto verso un campus universitario.

Roof, raccontano i giornali Usa, era convinto di essere un “ribelle sudista”. Era convinto, nel suo delirio razzista, che l’America fosse finita in mano ai neri, quelli che violentano le donne bianche. Lui quei neri li voleva rinchiusi in un recinto. Li voleva separati dai bianchi. Voleva l’apartheid sudafricano e infatti girava con quel simbolo sulla giacca.

A quanto si apprende, Roof ora è rinchiuso in una cella di isolamento accanto a quella del poliziotto Michael Slager, accusato dell’omicidio di un uomo afroamericano, Walter Scott, cui ha sparato mentre era in fuga.

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