Lo scacchista baro si difende: ecco come vincevo

Arcangelo Ricciardi, 37 anni accusato di “doping” elettronico ed espulso dal torneo di scacchi di Imperia non ci sta e si difende raccontando la sua versione dei fatti al quotidiano La Stampa.

“Ritengono che le mie performance siano incredibili? È un problema loro. Io non ho barato. Sapevo del mio potenziale, ma non ero ancora riuscito a esprimerlo” dichiara Ricciardi, aggiungendo: “Ho coltivato la mia cultura scacchistica non in un giorno, ma negli anni. Sono stato danneggiato moralmente ed emotivamente. Ed è stata danneggiata la mia carriera scacchistica. […] Io avevo già deciso di rinunciare, di non giocare più, quando mi hanno portato in una stanza e passato il metal detector addosso. Non avevano alcun diritto di farlo”.

Alla domanda del perché di rinunciare, ha risposto: “Perché per tutta la durata del torneo ho giocato in una situazione insostenibile. Avevo tutti gli occhi addosso, mi osservavano arbitri e spettatori, ero praticamente accerchiato per via delle mie prestazioni. Io ho sempre saputo delle mie potenzialità. Gioco a scacchi da più di 30 anni, sono praticamente nato con gli scacchi, mio padre mi ha insegnato le prime mosse, io ho coltivato la passione, ho studiato le mosse di Bobby Fisher e ho divorato un sacco di libri. Solo che finora ero condizionato dalle emozioni che non mi permettevano di esprimermi al meglio. Nell’ultimo mese e mezzo ho vissuto un periodo positivo, un picco della mia vita, sono riuscito a liberare la mia mente da tensioni ed emozioni, grazie anche allo Yoga e al training autogeno. E sono riuscito ad andare oltre la verità scacchistica. Riesco ad aprire la mente ed entrare nei meandri più segreti degli scacchi”.

Secondo Ricciardi l’accusa di essere un baro e la conseguente squalifica sono azioni commesse “Per invidia penso, gelosia, incredulità. Ma se non ci credono è un problema loro, non mio. […] intendo denunciare il trattamento che ho subito. E poi, in caso di squalifica, farò certamente ricorso”.

Una versione in totale contrasto con Jean Coqueraut l’arbitro internazionale di scacchi che lo ha “scoperto” ed espulso da torneo, il quale ha dichiarato che Ricciardi aveva un comportamento sospetto, non si alzava mai dal suo posto e avesse un’espressione concentrata su “altro”, non sul gioco. Infine, secondo Coqueraut, Ricciardi barava attraverso un “ciondolo microcamera” collegato con un complice al di fuori del torneo che gli suggeriva le mosse tramite alfabeto morse. Se fosse davvero così, Ricciardi resterebbe un genio, in questo caso della truffa.

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