L’Oscar a Spotlight, un inno alla libertà di stampa

Eleonora Gitto

L’Oscar a “Il caso Spotlight” per Miglior film è un inno alla libertà di stampa.

Nel solco della migliore tradizione cinematografica americana, si situano tutti quei film che coniugano il sano giornalismo all’impegno civile. In questo senso, Il caso Spotlight non è da meno.

Si tratta di una storia vera, che riguarda centinaia di casi di abusi sessuali di ragazzini avvenuti nei decenni passati. La storia è ambientata a Boston e gli autori degli abusi sono preti.

L’inchiesta è quella del Boston Globe e risale al 2001-2002 ad opera un gruppo di giornalisti agguerriti.

Contro questo gruppo c’era l’organizzata e potente Arcidiocesi di Boston, con i suoi mille tentacoli e gli innumerevoli strumenti di pressione. Una vera e propria lobby.

Ma ecco che dal nulla esce fuori uno Spotlight, un riflettore, un fascio di luce.

E in realtà il regista Tom McCarthy, al di là anche dei terribili casi di pedofilia, intende ragionare sullo stato del giornalismo americano e più in generale di quello mondiale.

Ogni mezzo di informazione sottoposto a censura diventa così un vulnus terribile non solo per i lettori, ma per l’intera società.

Ecco che Il caso Spotlight diventa un inno al giornalismo d’inchiesta, alla libertà di stampa. Ed ecco che il film merita il premio per la migliore opera cinematografica e la miglior sceneggiatura.

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