Medicina narrativa raccoglie sempre più spazi e consensi anche in Italia
Leucemia regalano le proprie ferie al collega malato

La definizione ufficiale, elaborata nel corso della Conferenza di consenso – Linee di indirizzo per l’utilizzo della Medicina Narrativa in ambito clinico assistenziale per le malattie rare e cronico-degenerative, tenutasi nel 2014, recita che “con il termine di Medicina Narrativa (mutuato dall’inglese Narrative Medicine) si intende una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato (storia di cura). La Medicina Narrativa (NBM) si integra con l’Evidence-Based Medicine (EBM) e, tenendo conto della pluralità delle prospettive, rende le decisioni clinico-assistenziali più complete, personalizzate, efficaci e appropriate. La narrazione del paziente e di chi se ne prende cura è un elemento imprescindibile della medicina contemporanea, fondata sulla partecipazione attiva dei soggetti coinvolti nelle scelte. Le persone, attraverso le loro storie, diventano protagoniste del processo di cura”.

Nel 2009 è nata la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN) con l’obiettivo di promuovere il dibattito e la ricerca scientifica sulla Medicina Narrativa o Narrative Based Medicine (NBM), e costituisce un polo scientifico nazionale che raccoglie tutti gli attori coinvolti – dalla Sanità pubblica all’Università, dalle Business Schools in campo sanitario ai singoli professionisti – per essere riferimento delle diverse iniziative che si conducono in Italia e per favorire le relazioni con l’estero.

La medicina è quindi protagonista di una straordinaria evoluzione nella ricerca scientifica-tecnologica, che ogni giorno scopre tecniche e protocolli nuovi per la guarigione, ma anche di un nuovo approccio verso il paziente.

La narrativa permette al paziente di sentirsi non isolato, ma al centro della struttura e questo offre, a sua volta, agli operatori ospedalieri la possibilità di avere una visione più completa dei problemi. La narrazione della patologia del paziente verso il medico viene quindi considerata al pari dei segni e dei sintomi clinici della malattia stessa.

E, nonostante se ne senta parlare anche fin troppo poco, sta acquistando sempre più spazio e importanza anche nel nostro paese.

Da libri e siti web a master e studi scientifici: gli ultimi anni hanno visto una vera e propria esplosione di iniziative basate sulla medicina narrativa. A fare il punto su quanto fatto e quanto c’è da fare sarà il secondo congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Narrativa (Simen), che si terrà dal 10 al 12 maggio, presso l’Ospedale San Donato di Arezzo.

“Nata negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni Novanta, la Narrative Based Medicine ha avuto la sua consacrazione in Italia con la Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità del 2014. E da allora il fascino per la Medicina Narrativa continua a crescere”, sottolinea Antonio Virzì, presidente SIMeN. Già nel 2004 però, la Asl 10 di Firenze è stata tra le prime realtà ad averla introdotta nella pratica clinica, in particolare in cardiologia e terapia intensiva, attraverso un progetto coordinato da Stefania Polvani, dirigente ASL Toscana Sud Est e presidente eletto Simen. Oggi è utilizzata in tanti campi, dall’oncologia al diabete e l’Alzheimer, ma pochi sanno in cosa realmente consista, ovvero una metodologia d’intervento clinico che utilizza una narrazione ‘guidata’ da esperti come strumento per comprendere il paziente e integrare il suo punto di vista nel percorso di cura. Questo aiuta il malato ad esprimersi ma anche il medico a indirizzare meglio le terapie. “L’evidenza scientifica – precisa Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – ci dice che dove è praticata bene ha risultati straordinari, sia dal punto di vista degli esiti che dal punto di vista economico, in quanto riduce una serie di trattamenti costosi, non necessari e pieni di effetti collaterali per il paziente”.

In ambito formativo, l’ultimo anno ha visto la nascita di due nuovi master universitari, a Novara e Ancona, che si affiancano a quello, storico, della Fondazione Istud a Milano, e a numerosi corsi e workshop ECM. E’ Italiana la prima piattaforma digitale per l’applicazione nella pratica clinica, o Digital Narrative Medicine, in sperimentazione in numerosi poli di cura, dalle epilessie all’HIV.

Inoltre, a questo si affiancano saggi e manuali, ma soprattutto le “patografie”, romanzi e racconti che parlano della malattia, come ‘Storie Luminose’ scritte da persone con Sclerosi multipla. Non si contano i blog personali che vanno di pari passo con gli spazi su testate giornalistiche, come la rubrica Si può vincere di ANSA, in collaborazione con l’Associazione Oncologia Medica (Aiom) o lo spazio Viverla Tutta su Repubblica.it.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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