Meningite, il ceppo C torna a far paura in Toscana

La meningite è un’infiammazione a carico delle meningi, le membrane che rivestono cervello e midollo spinale.

Esistono varie forme di meningite, alcune più lievi ed altre decisamente gravi che possono portare anche alla morte.

La più frequente ma anche la forma più lieve di questa malattia è la meningite di origine virale o meningite asettica che nella maggior parte dei casi non viene neanche diagnosticata in quanto si scambia facilmente con l’influenza.

Molto diverso il discorso invece per la meningite di origine batterica, che va riconosciuta e trattata per tempo per evitare gravi conseguenze.

Tra le cause di meningite batterica, gli agenti patogeni più comuni sono l’Haemophilus influenzae di tipo B (HBV), più rilevante nel primo anno di vita, il meningococco (Neisseria meningitidis) e un patogeno delle vie aeree: lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae).

In particolare il meningococco negli ultimi anni è diventato la causa più comune di meningite tra i bambini e i giovani adulti. Questo batterio si differenzia in vari ceppi e i più comuni in tutto il mondo sono cinque: A, B, C, W135 e Y.

In Italia, come in Europa, i più comuni sono i soli sierogruppi B e C, che sono responsabili di tutti i casi di malattia da meningococco.

Proprio quest’ultimo sierogruppo è tornato in queste ore a far paura in Toscana: la diagnosi di meningite C è stata infatti confermata ad un uomo di 43 anni di Sassuolo che si trovava a transitare dalla Toscana per motivi di lavoro.

L’uomo aveva accusato uno stato generale di malessere si era rivolto al Pronto Soccorso di Pontedera nella notte tra giovedì e venerdì. Una volta confermata la diagnosi di meningite è stato trasferito al reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Livorno, come riporta una nota dell’Ausl Toscana Nord Ovest.

Inutile creare allarmismo: subito infatti l’igiene e sanità pubblica di Pisa si è attivata e sta seguendo tutte le procedure previste per questi casi comprese le necessarie misure di profilassi a soggetti che abbiano avuto contatti stretti e prolungati con l’uomo avvenuti sul territorio locale e in quello di provenienza.

Inoltre, e per fortuna, aggiungiamo noi, le condizioni del paziente, seppur sotto stretta osservazione, sono ritenute buone.

Ricordiamo che in Italia dal 1994 è attivo un sistema di sorveglianza nazionale dedicato alle meningiti batteriche che negli anni successivi si è ampliato a includere tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo (i batteri più frequentemente responsabili di sepsi). La sorveglianza è coordinata dall’Istituto superiore di sanità ed è estesa a tutto il territorio nazionale.

Nonostante mediaticamente se ne parli di più, in Italia il numero di casi di meningite per anno è in costante diminuzione. Attualmente si verificano circa 900 casi di infezione delle meningi di origine batterica ogni anno. Circa un terzo riconosce il meningococco quale agente eziologico, mentre un altro terzo è conseguenza dell’infezione da Pneumococco. Della quota restante sono responsabili altri agenti patogeni.

Più nello specifico, l’Italia mostra oggi un trend di incidenza di meningite meningococcica tra i più bassi d’Europa. Dopo un rapido aumento dei casi negli anni 2000-2005, si è registrata una progressiva riduzione del tasso, verosimilmente legata ad un’incentivata offerta vaccinale.

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