Milano, Ospedale San Paolo nel mirino ritardi nelle biopsie

Come racconta lo stesso sito ufficiale, l’Azienda Ospedaliera San Paolo-Polo Universitario di Milano ha un bacino d’utenza di circa 500.000 cittadini, dispone di 605 posti letto di degenza di cui 86 in day hospital o day surgery ed è stato riconosciuto dal Ministero della Salute quale “Ospedale di rilievo Nazionale”.

Dal 1987 è Polo Universitario, sede della Facoltà di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria ospitando gli insegnamenti del corso di laurea in Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria.

Nel febbraio 2004 è stato inaugurato il nuovo Blocco Sale Parto che comprende una sala operatoria e cinque sale parto, di cui una dotata di una vasca per il parto in acqua.

L’Azienda Ospedaliera San Paolo eroga attività sanitarie prevalentemente di elevata specializzazione, nonché prestazioni di base e di media complessità, e promuove e garantisce attività di ricerca clinica, traslazionale e didattica, mediante l’utilizzo di tecnologie avanzate e di metodologie innovative.

È quindi, a tutti gli effetti, una struttura all’avanguardia, un fiore all’occhiello della sanità nostrana, eppure in queste ore è finita nell’occhio del ciclone in quello che i giornali nazionali hanno già definito “scandalo biopsie”.

La storia, a partire dallo scorso febbraio, è stata seguita e raccontata passo passo dal Corriere della Sera, con un’inchiesta che potrebbe ora contribuire a far aprire gli occhi anche alla Procura, per rintracciare eventuali reati commessi.

A febbraio già mille pazienti erano in attesa dei risultati delle biopsie che erano state effettuato al San Paolo, a Cinisello, a Sesto San Giovanni e in circa venti poliambulatori cittadini. Il motivo era che quattro medici del laboratorio di analisi dell’ospedale San Paolo (che “serve” anche tutte le altre strutture citate), con contratto a termine, avevano smesso di lavorare nel laboratorio.

Come è risaputo, le biopsie servono a diagnosticare i tumori e quindi la celerità nei risultati, in molti casi, può essere questione di vita e di morte.

Da subito i dirigenti della Sanità lombarda erano intervenuti, tuonando contro l’ospedale e promettendo di risolvere la questione in pochissimo tempo, ma a quanto pare così non è stato.

Il Corriere della Sera è infatti tornato a occuparsi della faccenda e stavolta le notizie sono ancora peggiori: un sessantenne milanese ha scoperto di avere un tumore con 4 mesi di ritardo, a causa di un possibile errore umano che sarebbe avvenuto nel laboratorio di Anatomia patologica dell’ospedale di Busto Arsizio.

Tutto nasce proprio dalla mancanza di medici, secondo l’Ospedale. Nel laboratorio di anatomia patologica si sono accumulati tra novembre e febbraio scatoloni pieni di biopsie non analizzate.

Tra questi vetrini c’è anche quello del paziente di 60 anni protagonista della terribile storia. Viene letto in modo sbagliato. Ricevuto il 26 febbraio al laboratorio di Anatomia patologica dell’ospedale di Busto Arsizio, a solo 24 ore di distanza, il patologo Filippo Crivelli firma il referto. Nulla di preoccupante. Ma l’esito non è giusto.

Ma l’uomo continua ad avere forti dolori e il medico curante decide di approfondire: si scopre così che purtroppo ci sono tre focolai di carcinoma prostatico. Un errore umano e un ritardo fatale, perché ora il tumore è in fase avanzata, con metastasi ossee.

Tre mesi di attesa per i troppi vetrini da leggere e una lettura sbagliata, una serie di errori che condanna il paziente.

L’assessore Gallera non può che ammettere: “Un fatto grave e inaccettabile”.

Sulla questione è intervenuto anche Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, secondo il quale l’assessore alla Salute, Giulio Gallera, “si è dimostrato totalmente inadeguato nel gestire i ritardi nelle diagnosi oncologiche al San Paolo, una vicenda gravissima nota già da febbraio tanto che aveva annunciato una ‘commissione d’inchiesta’ i cui risultati non sono mai stati resi noti. Dai ritardi agli errori il passo ovviamente è breve e la sanità lombarda registra oggi un gravissimo errore in una diagnosi, che potrebbe non essere un caso isolato”.

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