Milano, Starbucks: non solo caffè ma lavoro per tutti, incluso rifugiati

Eleonora Gitto

Starbucks sbarca a Milano con le sue belle novità, oltre al caffè: assumerà anche rifugiati.

Il caffè in Italia lo sappiamo in genere fare bene. Diciamo in genere, perché non è dappertutto così nel nostro Paese.

Al Sud, specialmente a Napoli, si vantano di farlo meglio, ad esempio, e probabilmente hanno pure ragione.

Ma intanto la ben nota azienda americana Starbucks si insedia in maniera decisa in quel di Milano.

Decisa ma non prepotente e, infatti, il fondatore Howard Shultz, nel presentare il progetto di Piazza Cordusio, ci tiene intelligentemente a sottolineare: “Sarà la prima apertura in Italia ma non vogliamo insegnarvi a fare il caffè”.

L’apertura ufficiale ci dovrebbe essere nella seconda metà del 2018, ma i tempi ancora non sono ben definiti.

In Piazza Cordusio ci sarà la prima Reserve roastery, una caffetteria con torrefazione, in ambito europeo, mediorientale e africano.

Fervono i preparativi, con qualche polemica, sulle palme e i banani in Piazza Duomo, pagati dalla stessa Starbucks in segno di riconoscenza verso il Comune di Milano.

Ma la notizia più bella è che l’azienda, in totale contrasto con le politiche discriminatorie di Trump, ha deciso di assumere nei prossimi 5 anni, 10 mila rifugiati in tutto il mondo.

E quindi anche in Italia. Uno schiaffo al Presidente americano da un’azienda americana.

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