Non era schizofrenia, Barrett aveva la Sindrome di Asperger

Un genio scomparso troppo presto, ma che resterà per sempre nella storia per aver dato vita ad uno dei gruppi musicali più celebri e talentuosi di tutti i tempi: Syd Barrett è stato il fondatore dei Pink Floyd e loro primo autore e leader, ma abbandonò i compagni di avventura musicale dopo poco più di due anni, senza alcun motivo apparente, per seguire un’aspirazione che non lo portò a nulla.

Consumatore abituale di LSD, sguardo perennemente assente, per anni si è pensato che Barret fosse ammalato di schizofrenia, scatenata o comunque accelerata proprio dal suo abuso costante di sostanze stupefacenti e allucinogene.

Arriva però una nuova ipotesi: uno studio italiano condotto dal giornalista Mario Campanella e pubblicato suClinical Neuropsychiatry, ipotizza una nuova teoria sulle condizioni di salute del leader dei Pink Floyd, che sarebbe stato affetto da sindrome di Asperger e non da schizofrenia come si è sempre creduto.

La pubblicazione – «Syd Barrett: was he suffering from schizophrenia or Asperger’s syndrome?» – è la prima ad esaminare l’ipotesi che il grande musicista inglese soffrisse di questa particolare forma di autismo, con un disturbo di personalità schizotipico tale da giustificare la sua assenza dal proscenio musicale dal 1972 sino alla morte.

«La sinestesia – scrive Campanella – la sua passione per i colori, il portamento ondulante tipico degli aspergeriani, l’isolamento, l’attrazione per la pittura fanno propendere per l’ipotesi dell’Asperger. L’Asperger può essere ad alto funzionamento sociale – prosegue l’autore in una nota – ma, nella fattispecie, fu complicato da un uso smoderato di droghe e dalla co-presenza di un disturbo di personalità di cluster A. Del resto non vi è mai stata prova che Barrett fosse stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, non ha mai ricevuto diagnosi di psicosi e i fenomeni allucinatori e deliranti» citati nella sua biografia sarebbero ascrivibili «al lungo periodo nel quale assunse stupefacenti».

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