Paolo Brosio si racconta a Silvia Toffanin

Come di consueto il sabato pomeriggio l’appuntamento è fisso, nel pomeriggio di Canale 5, con Silvia Toffanin e il suo Verissimo.

La trasmissione accoglie numerosi ospiti e li intervista, ricostruendo la loro vita, le loro difficoltà, il loro percorso per arrivare al successo.

Ieri a svelare il proprio passato è stato Claudio Brosio, personaggio a dir poco controverso che è riuscito a passare dagli eccessi di alcol e droga alla fede più “pura”, anche se molto “ostentata”, a volerla dire tutta.

Inizia a raccontare proprio dal momento in cui ha scelto di cambiare vita: «Avevo tanto successo, ero felice, ma poi ci furono in serie dei colpi difficili da assorbire. Avevo convinto Flavio Briatore ad aprire il Twiga, un locale che ha dato tanti posti di lavoro, ma poi ci fu l’incendio. Nello stesso tempo, fui lasciato dalla mia fidanzata e morì mio padre. Ho reagito male, erano dei colpi davvero duri e senza la preghiera, il mondo ti ammazza, ma ancora non lo sapevo. Iniziai ad abusare di alcol, marijuana e cocaina».

Poi per fortuna, in un albergo di Torino, mentre stava seguendo la Juventus, arriva la svolta: «Ho sentito una voce che mi diceva: “Figlio mio, devi smettere”. A quel punto andai in un santuario e da lì è iniziato un percorso culminato a Medjugorje».
Dal quel momento Bisio si è dedicato ad aiutare gli altri, ha visto come si vive dove veramente non c’è nulla, ed è quello a cui pensava continuamente durante la sua recente esperienza all’Isola dei Famosi, in Honduras: «Prima di iniziare la trasmissione, lì ho visto povertà e disperazione. E poi noi avevamo il coraggio di litigare per il cibo? Noi eravamo pagati per soffrire e avevamo le telecamere, in tante parti del mondo si soffre la fame e basta. Purtroppo, la disuguaglianza sociale è sempre più forte, un po’ in tutto il mondo».

Il momento più toccante è stato però quando, piangendo, ha mostrato delle foto di una ragazza: «Quella è Eva, mia figlia. È una bimba bosniaca, orfana dei genitori, che io ho adottato a distanza e che sento come se fosse davvero mia figlia. All’Isola, ogni sera, pregavo per lei e per mia mamma, che si sente ormai sua nonna. Ricordo ancora quando, a Medjugorje, la ritrovai a pregare accanto a me: da allora l’ho considerata mia figlia. Oggi è una ragazza adulta e aiuta tanti bambini che si trovano in situazioni analoghe».

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