Pasolini, è morto il suo assassino Pino Pelosi

La verità finirà nella tomba assieme a lui? Troppo azzardato dirlo, ma se in tutti questi anni tante cose sono state sottaciute e nulla è stato confermato con certezza, accertare con precisione come sia avvenuta la morte di Pier Paolo Pasolini diviene ancora più difficile con la morte dell’unico uomo condannato proprio per il suo assassinio.

Pino Pelosi, detto la Rana, unico condannato per l’assassinio di Pier Paolo Pasolini, la notte di Ognissanti del 1975, all’Idroscalo di Ostia, ora non potrà cambiare più versione: si è spento in un letto del Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato da tempo per un tumore.

L’uomo fu fermato la notte stessa a Ostia alla guida dell’auto dello scrittore. Accusato di furto, confessò di avere rubato la vettura e venne trasferito nel carcere minorile di Casal del Marmo, dove al compagno di cella confessa: «Ho ammazzato Pasolini».

Interrogato giorni dopo racconterà una prima versione, ovvero di essere stato abbordato da Pasolini all’Idroscalo, di una colluttazione a causa di una prestazione sessuale, dell’investimento involontario dello scrittore durante la fuga in auto.

Pelosi fu poi condannato nel 1976 per omicidio volontario in concorso con ignoti, atti osceni e furto aggravato (l’auto) a 9 anni, 7 mesi e 10 giorni, e a 30 mila lire di multa.

Al processo di appello nel dicembre 1976 viene assolto dai reati di atti osceni e furto, ma è confermata la condanna di omicidio. La sentenza divenne definitiva in Cassazione il 26 aprile 1979 che confermò la sentenza. Rinchiuso a Civitavecchia, Pelosi il 26 novembre 1982 otterrà la semilibertà e il 18 luglio 1983 la libertà condizionata.

Tra alti e molti bassi, furti e nuovi soggiorni in carcere, il 7 maggio 2005 in un’intervista Rai Pelosi aveva ritrattato tutto, sostenendo che Pierpaolo Pasolini era stato assassinato da tre persone. Lo ribadì poi in Procura il primo dicembre del 2014, come aveva già fatto tre anni prima nel dicembre 2011 in un incontro pubblico con Walter Veltroni. «Il killer è ancora vivo» aveva asserito in quell’occasione.

Un anno fa Pino Pelosi disse alla giornalista Martina Di Matteo che non si dava pace per l’idea che suo figlio dovesse trascorrere la vita additato come il figlio dell’assassino di Pasolini. Ma Pelosi ha parlato troppe volte e troppo spesso a vanvera, non riuscendo mai a gestire veramente i segreti di cui era depositario.

E chissà che la verità non sia veramente sepolta con lui.

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