Pell, Chiesa e denaro per mettere in ordine i conti
Pell, Chiesa e denaro per mettere in ordine i conti

Nella sua relazione “Chiesa e denaro” il cardinale George Pell esorta il Vaticano a mettere in ordine i suoi conti.

Al Meeting di Comunione e Liberazione George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede, lancia un monito: “E’ venuto il tempo per la Chiesa di mettere le cose” relative alle proprie finanze e ai propri beni “in ordine”, perché “la prossima ondata di attacchi sulla Chiesa potrebbe arrivare per irregolarità finanziarie”.

oi Pell aggiunge che quanti hanno visto “aprirsi le porte e hanno approfittato dei beni della Chiesa”, sono dei veri mascalzoni.

“In Vaticano – dice Pell – stiamo tentando di mettere in pratica gli insegnamenti cristiani sulla proprietà, la ricchezza e il servizio ai poveri e a chi soffre. I moderni metodi di controllo sono buoni, e forse rappresentano il modo migliore per assicurare onestà ed efficienza”.

“Ciò richiede la necessità di avvalersi di esperti laici di grande competenza e l’adozione del principio di trasparenza, sulla base del quale rispondiamo alla comunità, compresi i laici, di cosa le gerarchie fanno con i soldi della Chiesa”.

Secondo Pell: “un leader della Chiesa non deve essere necessariamente un esperto, ma deve capire dove c’è del marcio e rendersi conto del fatto che i soldi della Chiesa di cui controlla la spesa siano usati bene”.

Quanto agli immobili, secondo Pell: “è prudente che le diocesi e gli ordini religiosi posseggano i loro edifici di culto e le loro scuole: ciò garantisce loro sicurezza di continuità. Tuttavia, “è importante che, ad esempio, un parroco non tratti i possedimenti della Chiesa come se fossero suoi propri”: perché i beni ereditati dalla Chiesa devono essere utilizzati per finanziare le buone opere della Chiesa. E non devono essere dilapidati in una sola generazione”.

“In una delle mie diocesi – racconta Pell – un parroco diede in affitto un grande edificio per un canone basso e non congruo. Il suo inquilino subaffittava una parte di quello stesso edificio per una somma maggiore di quella che questo stesso inquilino pagava al parroco per l’intero immobile. Dare in affitto immobili che ci sono dati da amministrare ad amici o amici degli amici è sbagliato, moralmente sbagliato”.

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