Ponte Morandi, perito rivela le possibili cause del crollo

Probabilmente il suo nome, ai non esperti del settore, non dirà nulla, ma Bernhard Elsener, docente a Zurigo e a Cagliari, è uno dei periti nominati dal giudice Angela Maria Nutini per l’incidente probatorio nell’inchiesta sulla tragedia inerente la caduta del ponte Morandi a Genova, che ha provocato ben 43 vittime.

Elsener dovrà ricostruire come e perché il ponte è caduto e dovrà riferirlo in aula, ma sorprendentemente lo ha praticamente anticipato in televisione, nel documentario “Il ponte spezzato” mandato in onda giovedì sera da Rsi – Radiotelevisione svizzera per il settimanale d’inchiesta “Falò”, e durato 80 minuti.

In pratica l’esperto ha confermato quanto in tanti già avevano supposto: «A causa dei problemi di umidità i cavi si sono assottigliati e si spezzano facilmente. E abbiamo trovato meno cavi integri di quelli che avremmo dovuto trovare».

E quando gli si chiede se, nel caso Autostrade avesse compiuto su tutti i sostegni l’intervento di rinforzo che fu eseguito su uno soltanto, il ponte sarebbe ancora in piede, risponde chiaramente: «Il ponte sarebbe ancora in piedi».

Dichiarazioni forti, che hanno fatto scendere sul piede di guerra i legali degli indagati, che stanno valutando come muoversi giuridicamente.

Nel frattempo, l’unica cosa certa è che il crollo del viadotto sulla Valpolcevera dello scorso 14 agosto è costato al tessuto produttivo cittadino, ad aziende, negozi, imprese nei campi dell’industria e del commercio oltre 9 milioni di euro.

Per fortuna, nel cosiddetto “Decreto Genova” sono stati stanziati fondi che sono stati versati alla Camera di Commercio, che già dalla settimana prossima potrà effettuare i pagamenti alle prime 13 aziende a presentare domanda di risarcimento danni.

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