Ragazza turca picchiata per evitare il suo ritorno in Sicilia

Una storia d’altri tempi, una storia di violenza bruta e immotivata, fondata su un concetto di onore che dovrebbe essere debellato.

Se è doveroso avere rispetto per qualsiasi tipo di cultura, più o meno condivisibile essa sia, è alquanto difficile restare indifferenti rispetto alla violenza che si è consumata ai danni di una ragazza, rea di voler tornare nel suo paese, dove è nata e cresciuta.

Aysegul Durtuc, 19enne nata a Siracusa da genitori di origine turca, è stata sequestra, picchiata, drogata e rispedita in Turchia, e a farlo è stata la sua stessa famiglia: la sua unica colpa è stata quella di voler vivere troppo all’occidentale.

Nell’aprile scorso, con la scusa del grave incidente a un parente, la giovane è stata rispedita in Turchia, dove poi è stata drogata con dei farmaci messi nella cena e poi segregata e picchiata dai parenti, che erano d’accordo con i genitori. Sottratti i documenti e la sim card del telefonino, le è stato impedito di fare ritorno a casa e ogni tentativo di ribellione veniva punito con le percosse.

Sono stati gli agenti della Squadra mobile siracusana a fermare, nella mattinata di ieri, il padre e la madre per sequestro di persona e rapina aggravata: sono indagati entrambi anche per stato d’incapacità procurato mediante violenza, in concorso.

Grazie a una sinergica collaborazione tra Polizia italiana e Interpol, con il supporto del Consolato italiano di Izmir, la ragazza era rintracciata a Serinhisar, in terra turca: il rientro in Italia è avvenuto nei primi giorni di settembre. Immediatamente, la ragazza è stata sentita dai poliziotti della Mobile.

Proprio dalle sue dichiarazioni sarebbero emerse gravi responsabilità penali a carico di genitori e parenti.

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