Rosy Bindi vs De Magistris, una querelle francamente inutile

Dopo gli omicidi, che hanno visto come vittime anche alcuni minorenni, avvenuti nelle ultime settimane nella città di Napoli, è innegabile che si sta assistendo ad una nuova escalation di violenza, e che qualcosa va fatto subito.

Qualcosa di concreto, per aiutare soprattutto chi è costretto per necessità a vivere in certi ambienti, e a usare la violenza come unico mezzo per sopravvivere, eppure siamo ancora qui a raccontarvi di querelle verbali tra coloro che potrebbero far qualcosa, e sembrano invece assistere impassibili.

La camorra è «il dato costitutivo della città» aveva detto la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi  nel corso della sua prima giornata partenopea, spiegando che in azione ci sono «frange, terze e quarte file» che «non hanno nulla a che vedere con gli storici clan» ma che «sono pericolosissime».

Affermazioni che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha reputato denigratorie per la stessa città: «Sono saltato sulla sedia quando ho sentito quella frase che non condivido per nulla – ha commentato -. La cultura, la storia, il teatro, l’umanità sono l’elemento costitutivo di Napoli della Regione e del Mezzogiorno. Altra cosa è dire che la camorra è diventata forte perché per troppo anni è andata a braccetto con politica e che ancora esiste». Per il primo cittadino di Napoli ci sono tanti elementi di novità: «Oggi la camorra non va più a braccetto con l’amministrazione comunale di questa città».

La Bindi quindi ha sentito l’urgenza di replicare: «Mai parlato della camorra nel dna dei napoletani. Ho parlato della camorra come elemento costitutivo di una società e della storia della città. Ripeto queste parole con convinzione – ha puntualizzato -. Non si può fare una storia di Napoli senza fare una storia della camorra, così come una storia dell’Italia senza le mafie – aggiunge – ignorare questo dato impedisce che camorra e mafie continuino ad essere elemento costitutivo. Sentirsi offesi per questo è il primo regalo che possiamo fare alle mafie».

Noi ci sentiamo offesi invece perché dietro a tante, troppe parole, ci son ben pochi passi.

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