Scabbia, infermieri contagiati all’ospedale di Ciriè
Tumore ovarico asportata una massa grande 60 kg

La scabbia – dal latino scabere, grattare – è una malattia dermatologica infettiva e particolarmente contagiosa. Sostenuta dall’acaro Sarcoptes scabiei hominis, determina un intenso prurito e la comparsa di chiazzette rosse in rilievo (papule), spesso associate a vescicole e ad infezioni secondarie.

Il Sarcoptes scabiei è un microscopico insetto parassita che si posiziona sotto la cute (per sopravvivere ha bisogno di una temperatura di circa 37°) e depone le uova proliferando e aumentando la reazione del corpo alla sua presenza. È coinvolto l’acaro di sesso femminile.

La femmina adulta, in particolare, penetra nello strato più superficiale dell’epidermide, scavando una specie di galleria (cunicolo della scabbia) in fondo alla quale deposita ogni giorno due o tre uova.

Dopo 2-4 giorni dalla loro deposizione, le uova si schiudono, lasciando fuoriuscire le larve che – scavandosi piccoli sbocchi secondari verso la superficie cutanea – giungono a maturità e si accoppiano a distanza di 15-17 giorni.

Il maschio, più piccolo, muore subito dopo la copulazione, mentre la femmina può sopravvivere negli oggetti sino a 4 o 5 giorni, prima di morire di fame. Nelle persone affette da scabbia il numero di parassiti è limitato a 5-10 adulti e non supera, in genere, le 30 – 40 unità.

La scabbia si manifesta con delle striature fini, grigiastre, lunghe qualche millimetro e note come gallerie o cunicoli scabbiosi. Tuttavia, queste gallerie non sono sempre visibili, in quanto il grattamento può creare lesioni che mascherano o distruggono i cunicoli.

Tramite il grattamento e/o la reazione immunitaria, i cunicoli possono quindi evolvere in papule, noduli, ulcere e croste, su un sottostante arrossamento (rash).

Scabbia, infermieri contagiati all’ospedale di Ciriè

Scabbia infermieri contagiati ospedale di Cirie

Il rash cutaneo e le gallerie degli acari compaiono soprattutto in alcune zone: mani, polsi, gomiti, addome e genitali. Il sintomo sicuramente più fastidioso è senza dubbio il forte prurito che tende a peggiorare soprattutto la notte (può provocare disturbi del sonno) o con il calore, ad esempio dopo un bagno o una doccia.

La trasmissione avviene di norma nell’ambito del nucleo familiare; tra gli adulti il contagio avviene prevalentemente per contatto sessuale. Il rischio di diffusione tramite indumenti, biancheria da letto e asciugamani utilizzati da pazienti con sintomi tipici della scabbia è basso, ma può aumentare se il paziente è affetto dalla scabbia a croste, caratterizzata da una massiccia infestazione da acari.

A livello mondiale a partire dal 2009 si stima che si verifichino 300 milioni di casi di scabbia ogni anno, anche se questo dato è molto discusso. Si stima che dall’1 al 10% della popolazione mondiale sia infestata dalla scabbia, ma in alcune popolazioni il tasso di infezione può raggiungere il 50-80%.

L’allarme ‘scabbia’ rischia di scattare in poco tempo a causa della facilità del contagio di questa infestazione, ed è per questo che nelle ultime ore c’è stata molta preoccupazione in un nosocomio del torinese.

Nello specifico, è allerta scabbia a Ciriè, in provincia di Torino. I contagiati sarebbero 3 operatori sanitari e 6 infermieri del locale nosocomio.

Una notizia che ha preoccupato tutto il territorio in seguito alla diffusione di “voci di corridoio” e informazioni che arrivano proprio dall’ospedale del canavese. Secondo le prime ricostruzioni oltre alle persone che sono rimaste “infettate”, altri operatori sono in attesa di essere sottoposti a tutti i controlli del caso, da parte dei dermatologi, per verificare l’eventuale infezione.

La notizia dei contagi di scabbia all’ospedale di Ciriè viene divulgata dal sindacato Nursind con una lettera.

Ecco le parole del sindacato Nursind: “A seguito di una patologia cutanea contagiosa contratta dal personale, ben 6 infermieri e 3 operatori sanitari sono a casa in infortunio. Altri sono in attesa di essere sottoposti a ulteriori controlli. Inoltre, alla data di ieri, a causa di un sovraffollamento che continua a perdurare specialmente in questa azienda, si è proceduto ad effettuare ricoveri. Con l’attuale organico rimasto non sarà possibile garantire in sicurezza l’assistenza ai cittadini ricoverati. Né tantomeno si potrà chiedere al personale ormai esausto, di prolungare il proprio turno di lavoro”.

Il sindacato ha quindi chiesto alla direzione dell’azienda di chiedere supporto ad altri ospedali per i ricoveri.

Una situazione che ha costretto la direzione dell’Asl To4 a decidere per il blocco dei ricoveri in reparto. «Non è proprio il caso di creare allarmismo, abbiamo solo chiesto, in questo fine settimana, di appoggiarci a qualche altro reparto, anche per permettere la disinfestazione delle stanze», sdrammatizza Angelo Scarcello, il direttore sanitario dell’ospedale di Ciriè.

L’acaro della scabbia sarebbe «arrivato» in reparto, diffondendosi rapidamente tra i dipendenti, traghettato da un paziente proveniente dall’esterno, dove viveva in un ambiente caratterizzato da poca igiene.

«Non è un’emergenza grave, in ospedale può capitare che si diffonda la scabbia, che con una pomata si debella in pochi giorni – dicono ancora dall’Asl To4 – Per quanto riguarda il personale sono stati ridistribuiti i turni e, lunedì prossimo, arriveranno altri “rinforzi” dall’esterno».

Angela Sorrentino

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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