Scuola, Cobas avanzano gli stop agli scrutini

Mentre Renzi svolge un botta e risposta tramite Twitter con gli insegnanti e dichiara di fare “tesoro di suggerimenti e critiche” arrivate dai professori, i Cobas proclamano il blocco degli scrutini per due giorni, al fine di protestare contro il ddl Buona scuola

Dello stesso avviso anche l’Unicobas, che ha fissato la stessa forma di protesta fra l’8 e il 18 giugno. Le altre sigle sindacali sembrano prendere le distanze, dato che c’è una divisione netta almeno sul metodo: Cgil, Cisl e Uil, infatti, prima di annunciare qualsiasi tipo di azione vogliono vedere arrivare la riforma a fine corsa, dopo il pronunciamento di Camera e Senato.

Roberto Alesse, il Garante sugli scioperi, ha annunciato che adotterà “il massimo rigore a tutela degli utenti”.

Il portavoce dei Cobas. Piero Bernocchi, ha dichiarato: “Avremmo preferito una convocazione unitaria, ma riteniamo che vadano rotti gli indugi per dare con urgenza un forte segnale che tranquillizzi i docenti e che dimostri la legittimità della forma di lotta proposta; per questo abbiamo indetto, auspicando fortemente che anche gli altri sindacati facciano lo stesso, il blocco degli scrutini e di ogni attività scolastica per tutto il personale per due giorni consecutivi, a partire dal giorno seguente la fine delle lezioni, differenziata per Regioni”.

Le altre sigle sindacali per il momento non hanno in programma nuove iniziative: “Abbiamo un confronto in corso e un appuntamento (forse la prossima settimana) con il ministro Giannini. Ci aspettiamo un atto di responsabilità da parte del Governo rispetto alle rivendicazioni del mondo della scuola. Dopo, unitariamente, con gli altri sindacati, decideremo cosa fare” ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima.

Il blocco degli scrutini, ad ogni modo, non è visto di buon occhio dalla Cisl: “Siamo contrari a una scelta del genere che si mette contro le famiglie e gli studenti” afferma il segretario confederale Maurizio Bernava.

L’idea semmai è quella di scioperi brevi, che potrebbero coinvolgere anche le valutazioni di fine anno, ma nel rispetto della legge: “Non c’è un calendario nazionale degli scrutini, i giorni in cui si fanno, variano da scuola a scuola e la legge non vieta certo di scioperare a giugno. Il problema è un altro: mentre si sta completando l’anno scolastico, ci sono le ultime interrogazioni e compiti in classe, nelle scuole si fanno assemblee, ci sono professori indignati. Insomma c’è un clima che si potrebbe evitare e la responsabilità non è certo nostra” spiega il leader della Uil, Massimo Di Menna.

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