Senatore Azzollini presenta ricorso contro l’arresto per bancarotta

Una bella gatta da pelare, dato che, come accade solitamente in Italia, non si può mai sapere con certezza dove finiscono gli interessi giudiziari ed iniziano quelli politici, senza contare quelli economici che sono sempre trasversali a tutte le vicende.

Lo scorso 10 giugno è stata emessa una richiesta di arresto per bancarotta per il senatore del Nuovo Centrodestra, Antonio Azzollini: la richiesta è stata emessa da Tribunale di Trani, nell’ambito delle indagini per il crac da 500 milioni di euro della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie.

La Procura di Trani ha sollecitato l’uso delle manette, avendo ravvisato l’esistenza di reati gravi nel comportamento del suddetto senatore, il quale però nega ogni addebito e cerca di convincere i colleghi, non solo quelli del proprio partito (Ncd), di essere innocente.

E così il senatore Azzollini ha presentato un ricorso al tribunale della Libertà di Bari, contestando la richiesta presentata a Palazzo Madama lo scorso 10 giugno: l’uomo ha specificato che non è mai stato il “gestore di fatto” della Casa Divina Provvidenza come , invece, riferisce la procura di Trani. Inoltre, il parlamentare di Nuovo Centrodestra ha anche dichiarato che non è mai intervenuto presso la direzione della Casa Divina della Sofferenza per far assumere personale.

Sconfessato anche il suo ruolo nell’approvazione dell’emendamento del 2013 alla Legge di Stabilità, che avrebbe consentito di sospendere il pagamento di oneri contributivi e previdenziali dovuti dalla Casa Divina Provvidenza, alla quale è stata estesa una norma studiata per le zone (tra cui Foggia, dove si trova uno degli ospedali dell’ente) colpite dal terremoto del 2002.

La data probabile della votazione della Giunta delle autorizzazioni sulla richiesta di è il 24 giugno: lo ha confermato il presidente Dario Stefano: “Cercheremo per quella data di portare a compimento l’esame a meno che non emergano cose particolari. Abbiamo un programma di due settimane”, ha detto Stefano.

Nel caso il Tribunale del riesame revocherà la richiesta di arresto, accogliendo l’appello del senatore Azzollini, è chiaro che “la Giunta si fermerà, come ci ha tenuto ancora a precisare Stefano.

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