Sindone, il sangue è di una persona torturata

Sono migliaia di anni ormai che il mistero permane, e del resto nell’etimologia stessa della parola fede è insito il concetto di “credere” senza domandare.

Eppure si susseguono le ricerche volte a ricercare un fondamento storico a cui ricondurre la storia di Cristo e del suo calvario.

E, a tal proposito, dalla rivista scientifica Applied Spectroscopy arriva l’annuncio di una nuova scoperta sul sangue della Sindone: una sostanza presente nelle tracce proverebbe che l’uomo avvolto nel Telo sarebbe stato oggetto di torture, proprio come Gesù, torturato e crocifisso.

Il risultato è nato dalla collaborazione tra Giulio Fanti, del dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Padova, e Jean-Pierre Laude, dell’azienda francese Horiba Jobin-Yvon, specializzata in tecniche di analisi.

La sostanza, chiamata biliverdina, è stata identificata tra le fibre della sindone grazie alla tecnica della spettroscopia Raman, che riconosce la struttura delle molecole, come fosse una sorta di impronta digitale. La biliverdina viene prodotta dalla degradazione dell’eme, un componente di proteine di sangue e muscoli.

I risultati indicano che l’uomo avvolto nella Sindone aveva affrontato una morte crudele” spiega Fanti. “Un trauma produce biliverdina come degradazione dell’emoglobina nel sangue, mentre la creatinina con ferritina risulta dalla degradazione delle fibre muscolari“, ha concluso il ricercatore.

Eppure a Torino, gli esperti del Centro Internazionale di Sindonologia si affrettano a ricordare che i frammenti del lino su cui sarebbero state fatte le analisi, non sono attendibili, non hanno valore scientifico in quanto non si sa né da chi né come sarebbero stati prelevati.

Nello specifico, monsignor Giuseppe Ghiberti e il professor Bruno Barberis – due tra i massimi esperti di Sindonologia, custodi della storia non solo del Telo, ma anche dei prelievi e dei restauri eseguiti sulla Sindone negli ultimi decenni, e della conservazione della reliquia – precisano: «Se anche si trattasse di fibre vere ottenute illegalmente, e non si comprende come, durante i prelievi per le analisi del 1978 e del 1988, non c’è alcuna certezza – osservano i due studiosi – sulla loro conservazione. Circostanza che, purtroppo, toglie valore alle analisi di cui parliamo oggi».

1 comment
  1. Il più grande artista è Gesù di Nazaret, se la Sindone di Torino è un suo autoritratto di natura miracolosa. Al suo interno contiene la perduta o forse solo nascosta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Tramite la somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale, Niccolò Piccinino della Tavola Doria che della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento, riproduce La lotta per lo stendardo. I geni hanno un intelligenza simile nel metodo, producono opere analoghe, e hanno un volto somigliante nella maturità. L’autoritratto di Leonardo ricorda il volto sindonico. Cfr. ebook/kindle. La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata.

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