Sudafrica, scoperta nuova specie di ominide

Homo Naledi, ovvero “uomo delle stelle”, questo il nome per la nuova specie di ominide scoperta nelle caverne del Sudafrica denominate Rising Star, che tradotto significa “stella che sorge”. Un tassello fondamentale alla ricerca mondiale sui nostri antenati.

“Finora tutti i ritrovamenti si basavano su reperti frammentari, quindi non eravamo in grado di descrivere adeguatamente le caratteristiche del corpo degli ominidi, per capire come si muovevano, se erano in grado di usare le mani come noi, se si arrampicavano. Stavolta abbiamo studiato più di 1500 reperti, che corrispondono ad almeno 15 individui, una cosa unica per la paleoantropologia” spiega a ilfattoquotidiano.it Damiano Marchi, antropologo del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, unico italiano nell’equipe guidata dal professor Lee Berger per i suoi studi sulla locomozione dei primati, aggiungendo: “Fa parte degli ominidi primitivi, ma ha caratteristiche simili all’uomo moderno per la capacità di camminare e soprattutto di correre. Anche se erano bipedi, erano piuttosto bravi ad arrampicarsi sugli alberi: per questo ha anche somiglianze, se vogliamo, con le scimmie”.

“Abbiamo a disposizione esemplari multipli di quasi tutte le ossa del suo corpo”, ha dichiarato il paleontologo Lee Berger, aggiungendo: “Homo naledi è già praticamente la specie fossile meglio conosciuta nella linea evolutiva dell’uomo”.

Alto un metro e mezzo per circa 45 chili, un cervello grande come un’arancia. Il tratto anatomico più sorprendente sono i piedi “sono praticamente indistinguibili da quelli di un essere umano moderno”, dichiara William Harcourt-Smith del Lehman College della City University of New York, che ha partecipato alla ricerca. I piedi e le gambe slanciate fanno pensare che la specie fosse adatta anche a lunghe camminate. “Le mani appaiono adatte all’utilizzo di utensili”, ha spiegato Tracy Kivell della University of Kent, anche lei parte del team che ha studiato l’anatomia della nuova specie, “ma le dita sono molto curve, il che fa pensare che fosse molto bravo ad arrampicarsi”.

Ma la parte più straordinaria della scoperta è il fatto che Homo naledi forse seppelliva i suoi morti e la sepoltura finora era considerata una pratica iniziata con l’uomo moderno: ossa di neonati, bambini, adulti e anziani sono state ritrovate in un anfratto molto profondo. “Quella camera è stata sempre isolata dalle altre e non è mai stata direttamente aperta verso la superficie”, ha dichiarato Paul Dirks della James Cook University nel Queensland, in Australia, primo firmatario dell’articolo che descrive il contesto della scoperta. “Soprattutto, in questo remoto anfratto mancavano fossili appartenenti ad altri animali di rilievo; c’erano praticamente solo resti di H. naledi”.

“Questa grotta non ha ancora svelato tutti i suoi segreti. Ci sono ancora centinaia, se non migliaia di resti ancora da studiare sepolti laggiù”, conclude Berger.

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