Tosi, il colpo al museo di Verona fatto su commissione

Il maxi furto messo a segno al museo di Verona sta avendo una risonanza mondiale, sia per il valore delle opere trafugate, oltre 5 milioni di euro, sia per le tele trafugate, che sono di grandissimi maestri che hanno fatto la storia dell’arte.

Tra le opere trafugate anche 5 dipinti del Tintoretto, e capolavori di Peter Paul Rubens, del Pisanello, di Jacopo Bellini, di Giovanni Francesco Caroto, di Hans de Jode e di Giovanni Benini.

Una banda di professionisti è entrata nella sede museale di Castelvecchio e ha immobilizzato e disarmato la guardia giurata in servizio, quindi legato la cassiera e messo a segno il colpo. Non c’è dubbio alcuno che si tratti di una rapina su commissione e che i banditi non fossero che la mano armata di un collezionista che l’ha commissionata.

In proposito ha parlato il sindaco di Verona, Flavio Tosi: “Guardando le immagini il colpo era preparatissimo, perché non hanno mai parlato fra di loro, sono andati esattamente dove volevano, prelevando quello che volevano prelevare”.

In quel momento non c’erano ancora allarmi, perché in quella fase il museo è ancora aperto e non è ancora chiuso. Ci sono tutte le immagini delle telecamere, ma hanno agito a volto coperto. Erano in tre e sono fuggiti usando la macchina della guardia giurata, quindi hanno pianificato anche questo e poi avevano chiaramente una macchina altrove. L’idea è di veri professionisti, di un furto commissionato, specifico”, ha aggiunto.

«Non mi pare un furto commissionato da un raffinato collezionista. Sembra piuttosto che chi abbia rubato si sia basato sulla guida del museo, portando via i grandi capolavori della collezione, invendibili sul mercato. Come se agli Uffizi si rubasse “La Primavera di Botticelli” .È certamente il furto più grave della storia dell’arte italiana», il parere invece dello storico dell’arte Tomaso Montanari.

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