Turchia, la cultura si inchina alla censura di Erdogan

Durante l’epoca fascista l’Italia ha dovuto subire l’ultima grande censura della sua storia: una dittatura si basa proprio sul soffocare tutte le voci contrarie, controllando in primis la cultura ed i suoi vari mezzi.

Per fortuna noi possiamo ancora parlare al passato di esperienze del genere, che ci auguriamo non si ripetano mai in futuro, ma in un altro paese purtroppo tutto ciò è drammaticamente attuale: la Turchia.

La scorsa settimana, il ministro della Pubblica Istruzione turco, Ziya Selçuk, ha annunciato che nell’arco degli ultimi tre anni sono stati distrutti 301.878 libri: dopo essere stati sottratti dagli scaffali di scuole e biblioteche, tutti i volumi considerati legati a Fethullah Gülen, il religioso musulmano ex alleato accusato ora da Erdoğan di avere organizzato il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, sono stati tolti dalla circolazione.

Numeri non verificabili, ma che non stupiscono affatto dato che le principali ong che si occupano di diritti umani accusano il governo di Erdoğan di avere chiuso giornali e incriminato giornalisti e intellettuali con accuse di facciata, con la scusa di punire i colpevoli del fallito colpo di stato.

Per di più, come purtroppo noto, la Turchia ha ormai cancellato la libertà di stampa lasciando spazio solo alle opinioni perfettamente allineate a Erdogan.

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