Venezia, Pateh Sabally oltraggiato anche dopo la morte
Venezia, Pateh Sabally oltraggiato anche dopo la morte

Il richiedente asilo Pateh Sabally suicidatosi nel Canal Grande domenica scorsa a Venezia, continua a essere oltraggiato anche dopo la morte: stracciato il manifesto simbolo della manifestazione di solidarietà nei suoi confronti organizzata da don Nandino Capovilla.

Non è durato nemmeno un giorno il manifesto affisso in campo San Maurizio dai fotografi di Awakening in ricordo del richiedente asilo Pateh Sabally, annegato davanti alla stazione di Venezia sotto gli occhi indifferenti di tutti e mentre qualcuno urlava commenti razzisti.

Pateh Sabally è stato oltraggiato fino agli ultimi istanti della sua breve vita, e continua a essere oltraggiato anche dopo la morte. E tutto ciò accade nella “civilissima” Venezia.

Una Venezia in cui per fortuna oltre ai razzisti, ci sono i fotografi di Awakening che dicono: “Fa tristezza, noi continueremo”.

Luca Zanon di Awakening, visibilmente amareggiato ha dichiarato: “È un gesto di pessimo gusto. Soprattutto perché riguarda una persona che è morta ed è successivo all’indignazione di tante persone. Purtroppo conferma che se c’è una parte di veneziani molto aperta all’accoglienza, ce n’è anche una molto contraria. Non è la prima volta che succede e accade sempre su questo tema”.

“Gli atti di distruzione – prosegue Zanon – sono avvenuti proprio quando noi stiamo dando il messaggio di una società aperta e multiculturale. L’obiettivo era rovinarlo, anche perché il manifesto è formato da tre striscioni, tutti e tre ridotti ai minimi termini. Fa tristezza ma conferma che le nostre azioni scatenano delle reazioni e quindi continueremo ad affiggerli”.

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