Vivere a lungo dipende sempre più dallo stile di vita adottato
Longevita il segreto è nella mutazione di una proteina

Ognuno di noi berrebbe volentieri dall’elisir di lunga vita e ognuno di noi usa i suoi metodi e ha le sue abitudini che è convinto possano garantire una vita quanto più lunga, felice e sana possibile.

Ricercatori di mezzo mondo hanno persino analizzato il DNA di diversi ultracentenari, oltre alle loro abitudini quotidiane, per capire se è questione di genetica o di buone abitudini il vivere a lungo, ed ad oggi non c’è una risposta univoca.

Per i giapponesi, ad esempio, la vera molla che ci fa scattare in piedi ed iniziare la giornata è l’ikigai, un concetto che appartiene alla loro cultura e che può allungarci la vita. L’ikigai è quella certa cosa che rappresenta per ognuno di noi il motivo di esistere, la ragione per la quale ci alziamo tutti i giorni dal letto. Tutti noi abbiamo un ikigai ma non sempre lo conosciamo. Può essere il lavoro che ci appassiona, i nostri figli, il nostro hobby, l’amore della nostra vita. Insomma, qualcosa che rappresenti un obiettivo da raggiungere e che ci dà soddisfazione.

Non a caso i giapponesi – ed in particolare gli abitanti di Okinawa – sono tra i più longevi al mondo: la durata media della vita è 81,2 anni e i centenari sono circa il 20% della popolazione.

In quest’isola (che rientra nelle cosiddette Blu zones, le cinque aree del pianeta in cui la prevalenza dei centenari è decisamente sopra la norma) le malattie cardiovascolari sono ridotte dell’80% rispetto all’America, i tumori sono il 40% in meno, perfino l’osteoporosi è inferiore al resto del mondo. I livelli di colesterolo sono in genere bassi e il danno da radicali liberi è circa la metà rispetto a quello riscontrato nei settantenni di altre nazionalità.

Certo solo l’ikigai non basta: oltre a seguire una buona alimentazione a base di frutta, verdura e pesce, la vita all’aria aperta occupa la parte maggiore del tempo, soprattutto per la popolazione anziana.

In queste ore arriva invece un nuovo studio americano che, come diversi prima di lui, ha provato ad analizzare comportamenti e stili di vita, e ha stilato un vademecum con regole da rispettare per aumentare la propria probabilità di avere una vita lunga.

Nello specifico, sono cinque le buone abitudini che allungano la vita di oltre 10 anni. Lo rivela uno studio americano condotto da esperti della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston e pubblicato sulla rivista Circulation.

Adottare una dieta sana, svolgere esercizio fisico regolare (almeno 30 minuti al giorno), mantenere il peso corporeo nella norma, non bere troppo e non fumare: 5 regole d’oro che, se non sono infallibili, di certo migliorano lo stile di vita.

Gli epidemiologi della Harvard Chan hanno analizzato dati relativi a un campione di 78.865 donne monitorate per un periodo di 34 anni e a 44.354 maschi monitorati per 27 anni.

È emerso che coloro che non adottavano i 5 sani comportamenti avevano un’aspettativa di vita a 50 anni di 29 anni per le donne e di 25,5 anni per i maschi. Invece, per coloro che adottavano tutti e 5 i corretti stili di vita a 50 anni presentavano un’aspettativa di vita di 43,1 anni per le donne e 37,6 anni per gli uomini; in altre parole qualcosa come 14 anni in più di vita per le donne e 12 in più per gli uomini rispetto a coloro che non adottavano sane abitudini.

La ricerca ha anche svelato che chi resta fedele alle 5 sane abitudini presenta un rischio dell’82% in meno di morire per cause cardiovascolari e del 65% in meno di morire per tumore rispetto a chi non segue i corretti stili di vita.

Non è certo la prima volta che queste buone abitudini sono associate al generale benessere della persona, ma questa ricerca fa una stima dell’impatto dei comportamenti virtuosi sulla longevità delle persone. “Definire l’associazione tra stile di vita salutare e aspettativa di vita è importante – ha spiegato Frank B. Hu, presidente del Dipartimento di nutrizione presso la Harvard Chan School, fra gli autori dello studio – non solo per cambiare i comportamenti individuali ma anche per i comunicatori e gli organi politici”.

“Nonostante gli Stati Uniti siano il Paese più ricco del mondo, l’aspettativa di vita è ancora inferiore rispetto ad altri Stati”, affermano i ricercatori. Lo studio individua nel cattivo stile di vita una delle componenti più importanti di questa anomalia. “Tra il 1940 e il 2014, l’aspettativa di vita è salita da 63 a 79 anni. Tuttavia l’incremento sarebbe stato ancora maggiore senza la diffusione dell’obesità”, aggiungono. “È fondamentale – afferma Hu – mettere la prevenzione al primo posto. Perché, modificando dieta e stili di vita, ha il potere di ridurre enormemente malattie croniche, di aumentare l’aspettativa di vita e di limitare i costi sanitari”.

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