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Desiderio svanito? La verità sull’intimità di coppia

Angela Gemito Nov 26, 2025

Capita a moltissime persone, spesso più di quanto si abbia il coraggio di ammettere durante una cena tra amici. Si ama il proprio partner, si apprezza la vita costruita insieme, eppure, quando si spegne la luce, l’unico pensiero è dormire. Secondo un recente sondaggio condotto nel Regno Unito, la discrepanza è evidente: metà delle donne e quasi due terzi degli uomini dichiarano di volere, in teoria, una vita sessuale più attiva. Tuttavia, c’è un abisso tra l’idea astratta di fare sesso e il sentire fisicamente il bisogno di farlo quando si presenta l’occasione.

Per molte donne, in particolare, l’intimità rischia di trasformarsi in un altro compito da spuntare nella lista delle cose da fare, un dovere coniugale che si somma alla gestione della casa, al lavoro e alla cura dei figli. Edel McCann, fisioterapista specializzata in salute pelvica e coach di benessere sessuale, sottolinea come la vita frenetica moderna ci mantenga costantemente in una modalità di “risoluzione problemi”. Il nostro cervello è occupato a gestire scadenze e logistica, lasciando pochissimo spazio a quel lato emotivo necessario per nutrire l’eros. Quando ansia, carenza di sonno e disconnessione corporea prendono il sopravvento, il passaggio dalla modalità “manager della famiglia” alla modalità “amante passionale” diventa un salto quasi impossibile da compiere istantaneamente.

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Il mito della spontaneità e la scoperta del desiderio responsivo

Uno degli ostacoli più grandi al recupero dell’intimità è una narrazione culturale errata che ci portiamo dietro dai film romantici e dai primi mesi di relazione. Ricordate quella fase iniziale? Gli ormoni erano alle stelle, bastava uno sguardo per accendersi e il sesso era la priorità assoluta. Con il passare degli anni, però, la chimica del cervello cambia. Si passa dall’innamoramento (guidato dalla dopamina) all’amore stabile (guidato dall’ossitocina e dalla vasopressina). È qui che cadiamo nella trappola della routine, iniziando a interagire come coinquilini o soci in affari piuttosto che come amanti.

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Il problema sorge quando crediamo alla bugia che il desiderio debba essere sempre “spontaneo”, ovvero una scintilla che si accende dal nulla, prima ancora di qualsiasi contatto fisico. Se il partner si avvicina per un bacio e non sentiamo un immediato “Sì, lo voglio!”, pensiamo che ci sia qualcosa di rotto in noi o nella relazione. La scienza della sessuologia moderna ci dice l’opposto: il desiderio non precede sempre l’azione.

Esiste un concetto fondamentale chiamato desiderio sessuale responsivo. Per molte persone, specialmente nelle relazioni a lungo termine o dopo grandi cambiamenti ormonali come gravidanze e menopausa, il desiderio non è l’innesco, ma il risultato. Come suggeriscono esperti come la terapista sessuale Gurney, l’eccitazione fisica – la risposta del corpo a stimoli come un bacio profondo o il contatto pelle a pelle – può arrivare prima del desiderio mentale. È un po’ come andare a una festa: magari non hai voglia di uscire di casa mentre sei sul divano (assenza di desiderio spontaneo), ma una volta arrivato, senti la musica, inizi a ballare e ti diverti (desiderio responsivo).

Accettare che il proprio corpo funzioni in questo modo toglie un peso enorme dalle spalle. Significa che non bisogna aspettare passivamente che la voglia arrivi dal cielo, ma bisogna creare un contesto in cui la mente e il corpo possano dialogare. Il desiderio si coltiva sentendosi visti, apprezzati e, soprattutto, rilassati.

Strategie pratiche per riaccendere la connessione emotiva

Se il desiderio responsivo richiede un contesto favorevole, come possiamo crearlo in una quotidianità fatta di stress e stanchezza? La risposta non risiede in grandi gesti o vacanze costose, ma nella micro-intimità quotidiana.

Il primo passo è aumentare l’intimità fisica senza aspettative sessuali. Quando ogni tocco o ogni bacio viene interpretato come un preludio necessario al sesso, si crea una pressione ansiosa che uccide la libido (il cosiddetto “freno” del sistema di inibizione sessuale). Provate a reintrodurre il bacio appassionato come fine a se stesso. Sostituite il frettoloso bacio sulla guancia prima di uscire con un contatto sulle labbra più lungo e intenzionale. Questo tipo di interazione segnala al sistema nervoso che il partner è una fonte di piacere e sicurezza, non una fonte di richieste o pressioni.

Un altro aspetto cruciale è la gestione dei “rituali di connessione”. Le coppie felici non lasciano l’intimità al caso. Stabilire momenti sacri, come dieci minuti di conversazione serale sul divano tenendosi per mano, o il divieto assoluto di usare lo smartphone a letto, può fare miracoli. Il cervello umano non può essere contemporaneamente iper-stimolato dalle notifiche digitali e aperto alla vulnerabilità dell’intimità. Se il vostro sistema nervoso è in allerta a causa dello stress lavorativo o dei social media, il corpo interpreterà l’ambiente come “non sicuro” per il sesso.

Infine, la comunicazione onesta sulla stanchezza è vitale. Cercare di avere un rapporto intimo alle 23:30, dopo una giornata estenuante, è spesso la ricetta per un fallimento che genera frustrazione. Pianificare l’intimità non è poco romantico; è un atto di cura verso la relazione. Magari il momento giusto è il sabato mattina, o un pomeriggio in cui i bambini sono dai nonni. Considerare il tempo per la coppia – incluso l’eventuale costo di una babysitter – non come una spesa folle, ma come un investimento essenziale per la salute della famiglia, cambia completamente la prospettiva.

Riconnettersi con il proprio corpo attraverso esercizi di respirazione o movimento consapevole aiuta a uscire dalla testa e tornare alle sensazioni fisiche, permettendo al desiderio di emergere naturalmente, senza forzature.

Ritrovare l’intimità è un percorso di pazienza e riscoperta, non una gara. Se sentite che queste strategie non bastano, non esitate a consultare un terapeuta di coppia o sessuologo. Per approfondire questi temi, fonti autorevoli come l’Istituto di Sessuologia Clinica o le pubblicazioni di autori come Emily Nagoski (“Come as you are”) offrono strumenti preziosi per comprendere la propria sessualità.


FAQ – Domande Frequenti

Perché non provo desiderio spontaneo verso il mio partner? È assolutamente normale. Molte persone, specialmente nelle relazioni lunghe, sperimentano prevalentemente il desiderio responsivo. Questo significa che la voglia di fare sesso non emerge dal nulla, ma si attiva in risposta a stimoli fisici piacevoli e a un contesto di rilassamento e intimità emotiva già avviato.

Come posso dire al partner che sono troppo stanca senza ferirlo? La chiave è la rassicurazione. Evita un “no” secco. Spiega che il tuo corpo è esausto ma che la tua mente desidera la connessione. Proponi un’alternativa concreta: “Stasera sono fisicamente a terra e non riuscirei a esserci davvero, ma mi piacerebbe molto se ci coccolassimo o se riprovassimo domani mattina con calma”.

Lo stress influisce davvero così tanto sulla libido? Sì, biologicamente. Lo stress produce cortisolo, un ormone che, in dosi elevate, sopprime la produzione di testosterone e altri ormoni legati al desiderio. Il corpo entra in modalità “sopravvivenza” e considera la riproduzione o il piacere sessuale come attività non essenziali, spegnendo l’interesse.

I “rituali di connessione” devono per forza portare al sesso? Assolutamente no, anzi. L’obiettivo dei rituali (come tenersi per mano, bere un caffè insieme senza telefoni o abbracciarsi) è costruire la sicurezza emotiva e l’affetto. Se questi momenti diventano un obbligo preliminare al sesso, perdono la loro efficacia nel ridurre la pressione e creare intimità autentica.

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Angela Gemito

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