Cellulari, le loro antenne provocano tumori
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Quotidianamente, dalla più tenera età fino alla fine dei nostri giorni, siamo a contatto con aggeggi tecnologici di varia natura, smartphone e tablet in primis, di cui ormai non riusciamo a fare a meno.

I telefonini hanno avuto un vero e proprio boom in Italia negli ultimi anni, tanto che siamo la nazione con un tasso di cellulari pro capite più alto in Europa. Inoltre, negli ultimi anni, si è consolidata una moda poco salutare: i cellulari vengono utilizzati già ad una età in cui i danni pare siano più gravi, cioè dai bambini delle elementari. E questi bambini non usano il telefonino dei genitori, ma ne hanno uno proprio.

Non dobbiamo dimenticare però che gli apparecchi cellulari emettono delle radiazioni, o microonde radio, che si espandono in orizzontale dal telefono verso tutto quello che c’è attorno. Queste radiazioni sono dette non ionizzanti, cioè sono al di sotto del milione di GHz (Giga Hertz, cioè un miliardo di Hertz).

Inoltre, si tratta di radiazioni ad alta frequenza, come quelle delle antenne della televisione e della radio. Il rischio maggiore legato a questo tipo di onde è quello dell’innalzamento della temperatura, che può arrecare danno ai tessuti circostanti, ma non solo.

«Non si può lasciare un Ipad o uno smartphone nelle mani di un bambino di pochi anni come se niente fosse. Ho visto culle moderne con di fianco un trespolo per il cellulare. Noi siamo una cooperativa sociale, abbiamo voluto divulgare i risultati di questo studio perché era giusto che le persone conoscessero i rischi ai quali sono esposte»: queste le parole della dottoressa Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini.

Eppure non è neppure una novità assoluta dato che erano stati presentati i dati preliminari durante i primi mesi del 2017. In quel frangente, la direttrice dell’Area di Ricerca aveva dichiarato: «saranno diffusi entro fine 2017 i dati del programma di ricerca del Ramazzini sulle radiazioni a radiofrequenza (RFR), in uso nel sistema di comunicazione della telefonia cellulare (Gsm)». E ora sono proprio qui: davanti ai nostri occhi per metterci in guardia dall’abuso dei dispositivi elettronici.

Cellulari, le loro antenne provocano tumori

antenne cellulari provocano tumori

Durante lo studio sono state esaminate esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori rispetto a quelle utilizzate in un’analisi precedente del National Toxicologic Program, che già aveva sottolineato del resto i rischi legati all’esposizione prolungata alle radiazioni, e sono stati individuati gli stessi tipi di cancro.

In tutto 2.448 ratti sono stati esposti a radiazioni Gsm da 1.8 GHz, quelle delle antenne della telefonia mobile, per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale fino alla morte spontanea. Sono state usate inoltre dosi simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro, di 5, 25 e 50 V/m. Questi livelli sono stati studiati per mimare l’esposizione umana generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio statunitense.

Scoprendo così aumenti statisticamente significativi nell’incidenza di tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta (50 V/m). Inoltre, gli studiosi italiani hanno scoperto un aumento dell’incidenza di altre lesioni: l’iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata.

«Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – prosegue Belpoggi al Corriere della Sera — il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze. I nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinché l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari. Certo non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio. La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni», conclude Belpoggi.

Laureanda, content writer professionista, in attesa di patentino giornalista pubblicista, si occupa principalmente di contenuti legati alla sanità italiana e alla tecnologia.

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