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Cosa resta davvero del mistero DB Cooper cinquant’anni dopo

Angela Gemito Mar 8, 2026

È il pomeriggio del 24 novembre 1971, giorno del Ringraziamento. Un uomo dal volto anonimo, registrato come Dan Cooper, si siede al posto 18C di un Boeing 727 della Northwest Orient Airlines. Ordina un bourbon e soda, accende una sigaretta e, con la calma di chi sta per compiere un gesto burocratico, consegna un biglietto a un’assistente di volo. Non è una richiesta di cortesia: è l’inizio dell’unico caso di pirateria aerea rimasto irrisolto negli annali dell’FBI.

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Il contenuto di quella nota parlava di una bomba in una valigetta e di richieste precise: 200.000 dollari in banconote da venti e quattro paracadute. Quello che accadde nelle ore successive, tra le nubi temporalesche che avvolgevano lo stato di Washington, ha alimentato decenni di teorie, indagini ossessive e una caccia all’uomo che, tecnicamente, non è mai finita.

Una pianificazione chirurgica

Analizzare oggi l’azione di Cooper significa confrontarsi con un individuo che possedeva una conoscenza tecnica dei velivoli quasi maniacale. Dopo aver ottenuto il riscatto e liberato i passeggeri durante uno scalo a Seattle, Cooper ordinò ai piloti di decollare nuovamente con una destinazione insolita: Città del Messico. Impose parametri di volo rigidissimi: il carrello estratto, i flap a 15 gradi e, soprattutto, una cabina non pressurizzata a un’altitudine inferiore ai 10.000 piedi.

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Il Boeing 727 era l’unico aereo dell’epoca a possedere una scaletta posteriore che poteva essere aperta in volo. In una notte flagellata da una pioggia gelida e venti che sferzavano la fusoliera, Cooper abbassò quella rampa e si lanciò nell’oscurità sopra le foreste selvagge del Pacifico Nord-Ovest. Da quel momento, di lui non si è più saputo nulla. Nessun corpo è mai stato ritrovato, nessuna traccia di paracadute tra i pini secolari, nessun segnale radar che potesse indicare il punto esatto dell’impatto.

Le tracce di fango e titanio

Per anni, l’FBI ha setacciato ogni centimetro di terreno lungo la presunta rotta di volo, ma i risultati sono stati frustranti. La svolta sembrò arrivare nel 1980, quando un bambino di otto anni, Brian Ingram, trovò casualmente tre pacchetti di banconote semidistrutte sulle rive del fiume Columbia, a Tina Bar. Erano circa 5.800 dollari, i cui numeri di serie corrispondevano esattamente a quelli del riscatto consegnato a Cooper.

Questo ritrovamento, anziché chiudere il caso, ha aperto nuovi interrogativi. Come potevano quelle banconote essere finite lì, distanti chilometri dalla zona del lancio? Erano state trascinate dalla corrente o qualcuno le aveva sepolte intenzionalmente anni dopo? La scienza forense moderna ha tentato di rispondere analizzando le particelle di titanio e minerali rari trovate sulla cravatta che Cooper lasciò sul sedile dell’aereo. Queste tracce suggeriscono che l’uomo potesse lavorare in un impianto chimico o in un’industria aerospaziale, forse legato a progetti segreti della Boeing.

L’impatto culturale e il peso del mito

DB Cooper non è rimasto solo un nome in un fascicolo federale. È diventato un’icona della ribellione contro il sistema, il “gentiluomo bandito” che è riuscito a svanire nel nulla portando con sé il bottino e l’orgoglio delle autorità. La sua figura ha influenzato la cultura popolare, ispirando film, serie TV e canzoni, trasformando un atto criminale in un’epopea di libertà estrema.

Tuttavia, dietro il fascino del mistero, resta il peso di un’indagine che ha coinvolto migliaia di sospettati. Da Richard McCoy, che compì un dirottamento simile pochi mesi dopo, a Sheridan Peterson, veterano esperto di paracadutismo. Eppure, ogni profilo presentava lacune o incongruenze temporali che impedivano una condanna certa. La chiusura formale del caso da parte dell’FBI nel 2016 ha segnato la fine delle indagini attive, ma non ha spento l’interesse dei ricercatori indipendenti, i cosiddetti “Cooperites”, che continuano a incrociare dati satellitari e testimonianze d’epoca.

Uno scenario sospeso tra terra e cielo

Il destino di DB Cooper oscilla tra due possibilità radicalmente opposte. La prima è cinica e probabile: Cooper non sopravvisse al lancio. Saltare con un paracadute non direzionabile, vestito con un abito da ufficio, nel mezzo di una tempesta gelida sopra un territorio impervio, è quasi certamente una condanna a morte. Le banconote ritrovate nel fango potrebbero essere il resto di un corpo decomposto e disperso dagli elementi.

La seconda ipotesi, quella che tiene vivo il fuoco del dibattito, vede Cooper atterrare con successo, nascondere il denaro e rifarsi una vita sotto un falso nome in qualche remota cittadina americana o oltre confine. Se fosse ancora vivo, oggi sarebbe un uomo molto anziano, custode del segreto più affascinante del XX secolo.

Le moderne tecnologie di analisi del DNA e l’uso di algoritmi per il riconoscimento facciale applicati alle vecchie foto segnaletiche stanno riportando alla luce nuovi dettagli su alcuni sospettati storici. Le foreste dell’Oregon e di Washington, però, custodiscono gelosamente i propri segreti. Ogni anno, nuovi cercatori di tesori si avventurano lungo il fiume Columbia, sperando che una piena del fiume riporti a galla un altro frammento di quella notte di novembre.

La storia di DB Cooper ci insegna che, nonostante la sorveglianza totale del mondo moderno, esiste ancora una zona d’ombra dove un uomo può scegliere di scomparire. Resta da capire se quella scomparsa sia stata un trionfo di ingegno o un tragico errore di calcolo. Il fascicolo è chiuso, ma il mistero pulsa ancora nel cuore dei cieli americani.

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Angela Gemito

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