Per secoli abbiamo osservato Marte attraverso le lenti dei telescopi, immaginando canali e civiltà morenti. Oggi, con le sonde che solcano la sua atmosfera rarefatta e i rover che ne calpestano la sabbia ferrosa, la realtà si rivela molto più strana della fantascienza. La caratteristica più macroscopica del Pianeta Rosso non è il suo colore, né i suoi vulcani giganti, ma una frattura geologica e topografica che lo spacca letteralmente in due: la dicotomia marziana.

Se potessimo osservare Marte dall’alto, noteremmo immediatamente che l’emisfero settentrionale e quello meridionale sembrano appartenere a due mondi differenti. Questa non è solo una curiosità estetica; è il segreto meglio custodito del sistema solare, una ferita aperta che racconta una storia di violenza cosmica e trasformazioni radicali avvenute miliardi di anni fa.
Un Pianeta, Due Anime Geologiche
La differenza tra le due metà di Marte è brutale. L’emisfero nord è caratterizzato da vaste pianure lisce, con una crosta relativamente sottile e una scarsa densità di crateri da impatto. Al contrario, l’emisfero sud è un altopiano tormentato, antico, densamente craterizzato e con una crosta molto più spessa.
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Per dare un’idea delle proporzioni, il dislivello medio tra le “terre basse” del nord e gli altopiani del sud è di circa 4-5 chilometri. È come se l’intero Nord America fosse sprofondato di colpo, lasciando il resto del mondo a guardarlo dall’alto. Questa asimmetria non riguarda solo l’altezza: la densità e la composizione chimica della roccia variano significativamente tra le due zone, suggerendo che il processo di formazione non sia stato uniforme.
Le Ipotesi sul Tavolo: Catastrofe o Evoluzione Lenta?
La comunità scientifica si interroga da decenni sull’origine di questa frattura. Le teorie principali si dividono in due grandi scuole di pensiero: l’ipotesi dell’impatto gigante e l’ipotesi dei processi endogeni (interni).
1. Il Grande Impatto Settentrionale
Questa è attualmente la teoria più accreditata. Circa 4 miliardi di anni fa, durante il periodo del “Grande Bombardamento Tardivo”, un oggetto dalle dimensioni monumentali — si stima un protopianeta grande quanto Plutone o forse un terzo della Luna — avrebbe colpito il polo nord di Marte.
L’energia sprigionata da una simile collisione sarebbe stata sufficiente a “pelare” via la crosta originale del pianeta, creando un immenso bacino da impatto (noto come Borealis Basin). Questo spiegherebbe perché il nord sia così basso e perché la sua crosta sia così giovane rispetto al sud: il calore dell’impatto avrebbe fuso la superficie, che poi si è solidificata creando una nuova distesa liscia.
2. La Dinamica del Mantello
L’alternativa suggerisce che Marte sia cambiato dall’interno. Invece di un colpo esterno, sarebbero stati i moti convettivi nel mantello del pianeta a causare l’asimmetria. Immaginiamo enormi “bolle” di magma caldo che risalgono verso la superficie in un solo emisfero, ispessendo la crosta da un lato e lasciando l’altro sottile. Questo modello implica un’attività vulcanica asimmetrica durata milioni di anni, che avrebbe modellato il volto del pianeta senza bisogno di interventi celesti.
L’Impatto sulla Vita e sull’Acqua
Perché questa divisione è così importante per noi oggi? La risposta risiede nella ricerca di tracce di vita passata. La dicotomia marziana ha dettato il destino dell’acqua sul pianeta.
Miliardi di anni fa, quando Marte era un mondo umido e dotato di un’atmosfera più densa, le pianure del nord fungevano da gigantesco raccoglitore naturale. Gli scienziati ipotizzano l’esistenza di un antico oceano boreale che copriva circa un terzo della superficie planetaria. I sedimenti trasportati dai fiumi che scendevano dagli altopiani meridionali si sono accumulati proprio in queste terre basse.

Se la vita è mai apparsa su Marte, le prove più significative potrebbero trovarsi proprio lungo le coste di questo oceano perduto o sepolte sotto i sedimenti del nord. La dicotomia non ha solo creato un paesaggio vario, ma ha stabilito dove l’acqua — e quindi la vita — avrebbe potuto prosperare più a lungo.
Casi Concreti: Tharsis e l’Anomalia Gravitazionale
L’asimmetria non si limita all’altimetria. Esiste una regione chiamata Tharsis, situata proprio al confine tra i due emisferi, che ospita i vulcani più grandi del sistema solare, tra cui l’Olympus Mons. La presenza di questa enorme protuberanza vulcanica potrebbe essere collegata alla dicotomia: l’instabilità crostale generata dall’evento che ha diviso il pianeta potrebbe aver favorito la risalita del magma proprio in quel punto critico.
Inoltre, i dati sulla gravità raccolti dalle sonde in orbita confermano che il “cuore” di Marte è sbilanciato. Il centro di massa del pianeta non coincide con il suo centro geometrico, ma è spostato verso nord di circa 4 chilometri. Questo squilibrio influisce sul modo in cui Marte interagisce con il Sole e con le sue lune, Phobos e Deimos.
Un Futuro da Esplorare
Oggi, missioni come InSight della NASA hanno iniziato a studiare l’interno di Marte attraverso i terremoti (marte-moti), cercando di capire se il nucleo e il mantello conservino ancora memoria della separazione degli emisferi. Ogni dato raccolto ci avvicina a comprendere se questa divisione sia un evento comune nei pianeti rocciosi o se Marte sia un’eccezione drammatica.
Comprendere la dicotomia marziana significa anche prevedere dove stabilire le future colonie umane. Le pianure settentrionali offrono terreni più facili per l’atterraggio e una maggiore protezione dalle radiazioni grazie alla minore altitudine (più atmosfera sopra la testa), mentre le montagne del sud potrebbero nascondere risorse minerarie preziose intrappolate nella crosta più antica del pianeta.
Il mistero delle due facce di Marte rimane uno dei capitoli più affascinanti dell’astronomia moderna. Resta da capire se il Pianeta Rosso sia un sopravvissuto a un cataclisma cosmico o il risultato di una lenta, inesorabile evoluzione geologica che ha deciso, a un certo punto, di prendere due strade opposte.
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