C’è un silenzio particolare che avvolge i laghi alpini della Norvegia, un silenzio che sembra custodire segreti stratificati da decenni sotto coltri di ghiaccio e sedimenti. Ma nel caso del Lago Djupsjoen, situato vicino alla remota località di Røros, il silenzio è stato interrotto da un segnale sonar che ha riacceso uno dei misteri ufologici e storici più affascinanti del Nord Europa.

Non stiamo parlando di leggende folcloristiche o di mostri lacustri di epoca medievale. Quello che i ricercatori stanno cercando in fondo al Djupsjoen è un oggetto fisico, solido, lungo circa dieci metri, che secondo i testimoni oculari si inabissò nelle sue acque nel lontano 1947. Un’epoca in cui il mondo, appena uscito dal secondo conflitto mondiale, iniziava a guardare il cielo con un misto di speranza e paranoica vigilanza.
La cronaca di un evento dimenticato
Tutto ebbe inizio nel dopoguerra, un periodo caratterizzato dai cosiddetti “ghost rockets” (razzi fantasma) che venivano avvistati frequentemente nei cieli scandinavi. Nel 1947, diversi testimoni oculari — persone del luogo abituate alla concretezza della vita rurale — riferirono di aver visto un oggetto volante non identificato compiere una manovra di atterraggio, o forse uno schianto controllato, sulla superficie ghiacciata del lago Djupsjoen.
- Perché i Sacerdoti Egizi custodivano la mappa di Atlantide
- Il mistero delle dune: perché la sabbia si organizza in forme perfette
- Cadere nel vuoto o fluttuare nella stanza: cosa succede davvero al cervello
Secondo i racconti dell’epoca, l’oggetto non affondò immediatamente. Rimase sulla superficie per un breve lasso di tempo prima di scomparire nelle profondità, lasciando dietro di sé solo domande senza risposta e una comunità scossa. Per decenni, la storia è rimasta confinata ai bar della zona e ai fascicoli polverosi degli appassionati di misteri, fino a quando la tecnologia moderna non ha permesso di guardare laddove l’occhio umano non poteva arrivare.
Le prove tecniche: cosa dicono i sonar
Recentemente, una spedizione guidata da esperti di analisi subacquea e ricercatori indipendenti ha scansionato il fondale del lago utilizzando sonar a scansione laterale di ultima generazione. I risultati hanno trasformato una “storia di fantasmi” in un caso scientifico: un’anomalia morfologica netta giace sul fondale.
L’immagine rilevata non lascia spazio a molte interpretazioni naturali. Si tratta di un oggetto con una forma geometrica definita, che non sembra appartenere alle formazioni rocciose tipiche della geologia lacustre norvegese. La lunghezza rilevata — circa 10-14 metri — coincide quasi perfettamente con le descrizioni fornite dai testimoni nel 1947.
Tra tecnologia bellica e ignoto
Cosa stiamo cercando davvero? Le ipotesi sul tavolo sono molteplici e tutte ugualmente stimolanti:
- Il prototipo segreto: Nel 1947, la Guerra Fredda era ai suoi albori. È possibile che l’oggetto fosse un drone o un missile sperimentale derivato dalle tecnologie tedesche V2, testato segretamente e poi precipitato fuori rotta?
- L’UAP (Unidentified Aerial Phenomenon): Per i ricercatori del settore, il Djupsjoen rappresenta uno dei siti di “crash” meglio documentati, dove l’assenza di forti correnti subacquee potrebbe aver preservato l’oggetto in condizioni quasi originali.
- Un fenomeno geofisico raro: La scienza ufficiale invita alla cautela, suggerendo che l’anomalia potrebbe essere un deposito di sedimenti o una formazione minerale particolare, sebbene la simmetria dell’oggetto renda questa tesi difficile da sostenere con certezza.
L’impatto sulla comunità e sulla ricerca moderna
La ricerca dell’oggetto nel Djupsjoen non è solo una caccia al tesoro tecnologico. È un esperimento sociale che dimostra come il passato possa tornare a interrogarci. La Norvegia, nazione pragmatica e tecnologicamente avanzata, si trova a gestire un sito che attira l’attenzione della comunità scientifica internazionale.

L’impatto di un eventuale ritrovamento sarebbe enorme. Se si trattasse di un velivolo terrestre, riscriveremmo parte della storia della tecnologia aerospaziale post-bellica. Se la natura dell’oggetto si rivelasse non convenzionale, le implicazioni filosofiche e scientifiche supererebbero i confini del piccolo lago di Røros.
Lo scenario futuro: la fase del recupero
Le sfide non mancano. Il Lago Djupsjoen è un ambiente ostile: temperature glaciali, visibilità ridotta e uno strato di fango depositatosi in oltre settant’anni che potrebbe aver “sigillato” l’oggetto. Le prossime missioni prevedono l’utilizzo di ROV (Remote Operated Vehicles) equipaggiati con telecamere ad alta definizione e bracci meccanici per prelevare campioni di materiale.
La domanda però rimane sospesa: siamo pronti a scoprire cosa c’è lì sotto? Spesso, la ricerca di una verità materiale apre porte che non possono essere richiuse facilmente. Il lago, per ora, continua a custodire la sua anomalia, lasciando che i dati tecnici e le speranze dei ricercatori si intreccino in un racconto che sembra uscito da un romanzo di fantascienza, ma che affonda le radici nella fredda terra norvegese.
L’indagine prosegue, e ogni strato di fango rimosso ci avvicina a capire se quel giorno del 1947 il mondo abbia davvero ricevuto una visita inaspettata o se si sia trattato dell’ultimo atto di un segreto militare mai svelato.
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!




