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Paura di guidare: come superare l’ansia e tornare al volante

Angela Gemito Nov 21, 2025

Il cuore che batte all’impazzata, i palmi delle mani sudati sul volante e quella sensazione opprimente che qualcosa di terribile stia per accadere. Per chi non l’ha mai provata, mettersi alla guida è un gesto automatico, quasi banale. Per altri, è una montagna insormontabile. Non si tratta di semplice nervosismo da neopatentati, ma di una vera e propria barriera psicologica che può limitare la libertà personale e professionale per anni. La storia di Helen Carroll, che ha combattuto contro questa fobia per decenni prima di trovare una via d’uscita, dimostra che superare la paura di guidare è possibile, anche quando sembra aver preso il sopravvento sulla tua vita.

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L’origine del trauma e i sintomi invalidanti

L’ansia al volante, nota in termini clinici come amaxofobia, è molto più diffusa di quanto si pensi. Secondo una ricerca condotta dalla compagnia assicurativa Aviva, oltre un terzo delle persone sperimenta forme di disagio alla guida. Per circa il 10% della popolazione, questo disagio si trasforma in una fobia invalidante.

Helen Carroll conosce bene queste statistiche sulla propria pelle. La sua fobia non è nata dal nulla, ma è scaturita da un evento traumatico vissuto nell’infanzia: assistere all’investimento della sorella minore mentre tornavano da scuola. Questo shock ha piantato un seme di terrore che è germogliato anni dopo, trasformando ogni tragitto in auto in un incubo. I sintomi fisici dell’ansia alla guida descritti da Helen sono da manuale medico: tachicardia, tremori alle gambe, nausea e una rigidità muscolare tale da rendere difficile persino il controllo del veicolo.

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I dati confermano che Helen non è sola. Le manifestazioni fisiche più comuni riportate da chi soffre di questo disturbo includono:

  • Aumento della frequenza cardiaca (23%)
  • Sudorazione eccessiva (22%)
  • Nausea e vertigini (15%)
  • Dolore toracico e difficoltà respiratorie (9%)

È interessante notare come questa problematica colpisca prevalentemente la fascia femminile tra i 40 e i 50 anni. Non è necessario aver subito un incidente grave per sviluppare tale blocco. Spesso, l’ansia da guida si manifesta come risultato di uno stress accumulato o di un bisogno inconscio di controllo che viene meno nel traffico imprevedibile.

Per anni, Helen ha nascosto la sua condizione. Sul lavoro, temeva gli incarichi che richiedevano l’uso dell’auto. Nella vita privata, dipendeva dal marito Dillon. La situazione è precipitata con la maternità. Avere tre figli piccoli e dover gestire i loro spostamenti senza usare l’auto parcheggiata sotto casa è diventato fonte di un profondo senso di colpa. Spingere passeggini per chilometri o costringere i figli a lunghe camminate sotto la pioggia per evitare di guidare non era più sostenibile. La zona di comfort di Helen si era ridotta drasticamente, trasformando percorsi familiari in trappole ansiogene.

Il punto di rottura arrivò nel 2013. Durante un tentativo di portare i figli e la figlia di una vicina al Royal Air Force Museum, Helen si bloccò sulla trafficata Northern Circular. La stretta alla gola, lo stomaco in subbuglio e il tremore incontrollabile la costrinsero a fermarsi e tornare indietro, tra la delusione dei bambini e la vergogna bruciante di aver fallito. Fu quel momento di crisi acuta a spingerla a cercare una soluzione definitiva.

La terapia di guida: un approccio pratico per guarire

La svolta per Helen, e per molti che si trovano nella stessa situazione, risiede nel non affrontare il problema da soli o affidandosi al solo istinto. La soluzione efficace si è rivelata essere la terapia di guida basata sulla cognitivo-comportamentale (TCC). Questo approccio non si limita a insegnare come manovrare l’auto, ma lavora sui meccanismi mentali che scatenano il panico.

Il percorso di guarigione inizia spesso lontano dall’abitacolo. La prima sessione di Helen è avvenuta al telefono, analizzando le paure e i fattori scatenanti. Sebbene i sintomi siano simili per tutti, le cause scatenanti (trigger) sono soggettive: per alcuni sono le autostrade, per altri i ponti, le gallerie o semplicemente il traffico caotico delle ore di punta.

Una delle tecniche più potenti apprese da Helen è il “commentary driving” o guida commentata. Questa tecnica consiste nel descrivere ad alta voce tutto ciò che si vede sulla strada mentre si guida: “Vedo un segnale di stop, c’è un pedone sul marciapiede, l’auto davanti sta frenando”. Questo esercizio apparentemente semplice ha un duplice effetto benefico:

  1. Mantiene il cervello focalizzato sul “qui e ora”, impedendo alla mente di vagare verso pensieri catastrofici.
  2. Sposta l’attività cerebrale dall’amigdala (il centro della paura) alla corteccia prefrontale (il centro del ragionamento logico e del linguaggio).

Dopo diverse sessioni con un terapeuta specializzato, Helen ha iniziato a smantellare la sua fobia pezzo per pezzo, ripercorrendo proprio quelle strade che prima le causavano il panico. Il consiglio fondamentale del suo terapeuta risuona come un mantra per chiunque stia affrontando questo percorso: bisogna credere di essere guidatori capaci e attenti. La fiducia non è solo il risultato della guida, ma ne è il prerequisito.

Oggi sappiamo che l’evitamento è il peggior nemico dell’ansia. Ogni volta che evitiamo di guidare per paura, il cervello registra che l’auto è un pericolo e che l’evitamento ci ha “salvati”, rafforzando la fobia. Al contrario, l’esposizione graduale e controllata, supportata da tecniche di gestione dello stress, riprogramma la mente a percepire la guida come un’attività sicura e gestibile.

La storia di Helen ci insegna che non è mai troppo tardi per riprendere in mano il volante della propria vita. Che si tratti di un trauma passato o di un’ansia generalizzata, esistono strumenti concreti e professionisti pronti ad aiutare. Non lasciate che la paura definisca i vostri confini geografici ed emotivi.

Se vi riconoscete in questi sintomi, il primo passo è parlarne. Esistono associazioni di psicologia del traffico e istruttori di guida specializzati nel recupero post-traumatico o nella gestione dell’ansia. Riprendere a guidare significa riconquistare non solo un mezzo di trasporto, ma una fetta fondamentale della propria indipendenza.

Per approfondire le tematiche legate alla sicurezza stradale e alla psicologia della guida, è utile consultare risorse come il portale dell’ASAPS (Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale) o i materiali divulgativi dell’Ordine degli Psicologi riguardanti i disturbi d’ansia specifici.


Domande Frequenti (FAQ)

L’amaxofobia è riconosciuta come una malattia reale? Sì, l’amaxofobia è riconosciuta come una fobia specifica. Non è semplice nervosismo, ma una condizione psicologica che provoca un’intensa e irrazionale paura di guidare o di essere passeggeri in un veicolo, spesso accompagnata da sintomi fisici debilitanti.

Quali sono i sintomi principali di un attacco di panico alla guida? I segnali più comuni includono tachicardia, sudorazione fredda, tremori alle mani o alle gambe, senso di soffocamento, vertigini e una forte sensazione di irrealtà o di perdita di controllo imminente, che spinge il soggetto a fermarsi immediatamente.

Posso superare la paura di guidare da solo? Mentre forme lievi di ansia possono essere gestite con la pratica costante, per fobie radicate o post-traumatiche è altamente consigliato il supporto di un professionista. La terapia cognitivo-comportamentale abbinata a guide assistite offre le migliori probabilità di successo a lungo termine.

Quanto tempo serve per tornare a guidare serenamente? I tempi variano soggettivamente in base alla gravità della fobia e alla costanza nell’applicazione delle tecniche terapeutiche. Alcune persone notano miglioramenti significativi dopo poche settimane di esercizi mirati e guida assistita, mentre per altri il percorso può richiedere alcuni mesi.

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Angela Gemito

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