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Il segreto del supermercato: perché non troverai mai le arance in una rete blu

Angela Gemito Feb 27, 2026

L’illusione nel carrello: la scienza dietro il colore delle reti delle arance

Entrare nel reparto ortofrutta di un supermercato è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, ma è la vista a guidare quasi l’80% delle nostre decisioni d’acquisto. Mentre vaghiamo tra le corsie, siamo convinti di valutare la freschezza di un prodotto in base alla sua reale qualità. Eppure, esiste un dettaglio quasi invisibile, un piccolo accorgimento tecnico che condiziona la nostra percezione senza che ce ne rendiamo conto: il colore del sacchetto a rete che avvolge le arance.

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Se ci fate caso, la quasi totalità delle arance in commercio è confezionata in retine di plastica di un rosso vibrante o di un arancione acceso. Non è una scelta casuale, né legata alla disponibilità di magazzino dei produttori. Si tratta di un’applicazione pratica di una teoria ottica nota come illusione di Munker-White, un fenomeno che dimostra come il nostro cervello non sia in grado di isolare il colore di un oggetto dal contesto che lo circonda.

Il meccanismo dell’inganno visivo

L’illusione di Munker-White avviene quando delle linee colorate vengono sovrapposte a un oggetto. Se posizioniamo una griglia rossa sopra un frutto che è naturalmente di un arancione pallido o magari ancora leggermente verdastro, la nostra corteccia visiva “fonde” i due stimoli. Il risultato? L’arancia appare molto più satura, più matura e, di conseguenza, più appetibile.

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Il rosso della rete enfatizza la tonalità naturale del frutto, eliminando visivamente quelle sfumature di giallo o verde che potrebbero suggerire una maturazione incompleta o una scarsa dolcezza. Al contrario, se le stesse arance venissero inserite in una rete verde o blu, l’effetto sarebbe disastroso: il frutto apparirebbe spento, quasi malato, scoraggiando immediatamente il consumatore.

Oltre l’arancia: la diversificazione cromatica

Questo principio non si limita agli agrumi. Il marketing sensoriale applicato al packaging è una disciplina rigorosa che segue regole precise per ogni tipologia di prodotto:

  • I limoni: Vengono quasi sempre venduti in reti gialle. Una rete rossa li farebbe apparire arancioni, confondendo il consumatore, mentre una rete gialla ne esalta la luminosità, facendoli sembrare più succosi.
  • Le cipolle rosse: Spesso si trovano in reti viola o rosso scuro per accentuare la profondità del loro colore naturale.
  • Le patate: Frequentemente confezionate in reti marroni o color terra, che trasmettono un’idea di genuinità e provenienza diretta dal campo.

Questi accorgimenti non servono a nascondere difetti strutturali del prodotto, ma a “presentarlo” nella sua luce migliore. È una forma di narrazione visiva silenziosa che rassicura l’acquirente sulla qualità di ciò che sta mettendo nel carrello.

L’impatto psicologico sulle abitudini di spesa

Perché siamo così influenzabili da una semplice trama di plastica? La risposta risiede nell’evoluzione. Per millenni, l’essere umano ha associato i colori vivaci — e in particolare il rosso e l’arancione — alla disponibilità di zuccheri e nutrienti. Un frutto dai colori saturi segnala al nostro istinto che è il momento perfetto per consumarlo.

Nel contesto moderno del supermercato, dove il tempo per scegliere è ridotto a pochi secondi, questi segnali visivi fungono da scorciatoie cognitive. Non abbiamo il tempo di analizzare ogni singola arancia; la retina rossa ci invia un segnale di “pronto all’uso” che scavalca l’analisi razionale. È un esempio perfetto di come l’ambiente di vendita sia progettato per dialogare con la nostra parte più ancestrale.

Verso un consumo più consapevole

In un’epoca in cui la trasparenza alimentare è diventata una priorità, conoscere questi piccoli “trucchi” del mestiere non deve generare diffidenza, ma consapevolezza. Il packaging non è solo un contenitore, è un’interfaccia comunicativa. Comprendere come veniamo influenzati dal colore ci permette di guardare oltre la superficie e di valutare i prodotti per le loro reali caratteristiche organolettiche, come la consistenza, il profumo e la provenienza.

Tuttavia, il mondo del confezionamento sta cambiando. La pressione verso la riduzione della plastica monouso sta spingendo i produttori a cercare alternative. Vedremo presto reti in fibra di cellulosa, cotone o materiali biodegradabili. La sfida per i designer sarà mantenere quell’efficacia visiva senza l’ausilio dei pigmenti sintetici delle reti plastiche.

Lo scenario futuro: estetica vs sostenibilità

Cosa accadrà quando la classica retina rossa sparirà per far posto a materiali più ecologici ma meno “brillanti”? Sarà interessante osservare se la nostra percezione del prodotto cambierà o se i produttori troveranno nuovi modi per stimolare la nostra retina. Forse torneremo a una spesa più tattile, o forse il marketing si sposterà su altri livelli sensoriali, come l’illuminazione mirata dei banchi o l’uso di aromi naturali diffusi nell’aria.

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Angela Gemito

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