Entrare nel mondo degli incontri moderni richiede una dose massiccia di ottimismo. Spesso, però, è proprio questa spinta positiva a spingerci verso una cecità selettiva. Quando incontriamo qualcuno che ci affascina, la tendenza naturale è quella di proiettare i nostri desideri sull’altro, ignorando quei piccoli attriti che, nel tempo, possono trasformarsi in veri e propri baratri emotivi. Proteggersi non significa chiudersi, ma affinare la capacità di osservazione per garantire che la propria empatia non diventi un lasciapassare per comportamenti disfunzionali.

Come identificare i segnali d’allarme nelle nuove relazioni
Il primo scoglio da superare è la nostra stessa natura compassionevole. Le persone dotate di alta intelligenza emotiva tendono a giustificare gli altri. Se il nuovo partner risponde male a un cameriere o manifesta un eccesso di gelosia dopo soli due incontri, la mente corre subito ai ripari: “Sarà stressato per il lavoro”, oppure “Ha avuto un passato difficile”. Questa forma di giustificazione dei comportamenti tossici nelle relazioni è il primo passo verso un legame sbilanciato.
Secondo la dottoressa Judith Orloff, autrice di numerosi studi sulla sensibilità emotiva, gli empatici sono particolarmente vulnerabili ai “vampiri energetici” perché cercano sempre il buono nelle persone. Tuttavia, la psicologia degli appuntamenti sani suggerisce che il carattere di una persona non si misura dai momenti di massima euforia, ma da come gestisce la frustrazione e il potere verso chi è più debole.
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Un segnale d’allarme, o “red flag”, non è sempre un atto eclatante. Spesso si manifesta come una sensazione viscerale: una stretta allo stomaco, una tensione improvvisa al petto o un vago senso di disagio che non riusciamo a razionalizzare. Questi stimoli fisiologici sono il modo in cui il nostro sistema nervoso ci avverte che qualcosa non quadra. Ascoltare l’istinto nelle prime fasi della conoscenza è fondamentale per evitare di investire tempo ed energie in una dinamica potenzialmente pericolosa.
La regola del tre: una bussola per l’autodifesa emotiva
Per evitare di cadere nel tunnel delle giustificazioni infinite, esiste una tecnica pratica molto efficace: il conteggio dei campanelli d’allarme. Invece di cancellare ogni sgarbo come se fosse un evento isolato, occorre registrarlo. La tecnica della conta dei segnali d’allarme serve a dare una struttura logica a sensazioni che altrimenti resterrebbero confuse.
- Il primo episodio: Si nota un comportamento fuori luogo. Lo si osserva, si decide di non reagire in modo drastico, ma lo si annota mentalmente come “Numero 1”.
- Il secondo episodio: Si ripete una dinamica simile o emerge un nuovo atteggiamento preoccupante. Qui la coincidenza inizia a diventare uno schema.
- Il terzo episodio: È il momento della verità. Al terzo segnale, la psicologia suggerisce di fermarsi. Non è più un caso isolato, ma un tratto caratteriale o un modello di interazione.

Quando si raggiunge il terzo punto, è essenziale prendere una pausa di riflessione nella coppia appena nata. Questo distacco non serve necessariamente a interrompere il rapporto, ma a osservarlo da una distanza di sicurezza. Allontanarsi permette di vedere l’intero arazzo invece dei singoli fili. In questa fase, la reazione dell’altro è il test definitivo: una persona sana rispetterà il vostro spazio e cercherà un confronto costruttivo; una persona con tratti manipolatori diventerà aggressiva, colpevolizzante o passivo-aggressiva.
Riconoscere gli schemi disfunzionali e il gaslighting
Uno dei rischi maggiori nell’ignorare i segnali iniziali è quello di finire vittima di manipolazioni più profonde. Il gaslighting nelle fasi iniziali di un rapporto può iniziare in modo sottile, con il partner che minimizza i vostri sentimenti o vi fa dubitare della vostra percezione della realtà (“Sei troppo sensibile”, “Non è mai successo quello che dici”).
I dati raccolti da istituti che si occupano di salute mentale, come il National Domestic Violence Hotline, indicano che la maggior parte delle relazioni abusanti mostrava piccoli segnali di controllo già nei primi tre mesi. La capacità di identificare schemi comportamentali disfunzionali precocemente è l’unica vera difesa che possediamo. Non si tratta di essere giudicanti, ma di essere selettivi. La fiducia non è un dono gratuito da elargire a chiunque, ma un credito che va guadagnato con la coerenza e il rispetto costante dei confini altrui.
Mantenere la propria natura gentile è un pregio, ma non deve trasformarsi in una vulnerabilità. La vigilanza non uccide il romanticismo; al contrario, lo protegge, permettendo di coltivare solo quei legami che hanno le basi per fiorire in modo sano. Ricordate che è molto più semplice chiudere una frequentazione dopo tre appuntamenti che uscirne dopo tre anni di coinvolgimento emotivo e burocratico.
Se desiderate approfondire le dinamiche del rispetto e della sicurezza emotiva, potete consultare le risorse offerte da State of Mind o i manuali clinici di Psychology Today, che offrono una panoramica scientifica sulle interazioni umane.
FAQ – Domande Frequenti
Cosa devo fare se sento un campanello d’allarme al primo appuntamento? Non è necessario scappare immediatamente, a meno che non ci sia un pericolo fisico. Tuttavia, è fondamentale annotare mentalmente il comportamento negativo e osservare se si ripete. Resta vigile e non affrettare l’intimità emotiva finché non avrai verificato se si è trattato di un caso isolato o di un tratto caratteriale.
Perché tendo a giustificare sempre i comportamenti sbagliati degli altri? Spesso accade perché sei una persona empatica o perché hai vissuto esperienze passate che ti hanno portato a normalizzare il conflitto. La tendenza a scusare il partner può derivare dal desiderio di non sembrare giudicanti, ma ricorda che proteggere i tuoi confini è un atto di rispetto verso te stesso.
La regola dei tre segnali d’allarme è troppo rigida? No, è una protezione psicologica. Non ti obbliga a troncare, ma a fare un passo indietro per valutare la salute della relazione con oggettività. Serve a rompere il ciclo della razionalizzazione, impedendoti di ignorare una sequenza di eventi che, sommati, indicano un problema serio di compatibilità o rispetto.
Come reagisce un partner manipolatore al mio bisogno di spazio? In genere, chi ha tendenze manipolatorie reagirà con rabbia, senso di colpa o cercando di invadere ulteriormente i tuoi spazi. Il rifiuto di accettare il tuo bisogno di riflessione è, di per sé, un quarto e definitivo segnale d’allarme che indica una mancanza di rispetto per i tuoi bisogni emotivi.
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