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Perché il silenzio sulla salute mentale sta distruggendo il lavoro

Angela Gemito Gen 2, 2026

Ignorare il malessere psicologico tra le scrivanie non è più solo una questione etica, ma un’emergenza sociale che sta compromettendo la tenuta del sistema produttivo e il benessere di intere generazioni.

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Il peso dello stigma e il ritorno del “mai lamentarsi”

Per decenni, il mondo del lavoro è stato dominato da una filosofia stoica, spesso riassunta nel celebre motto britannico “never complain, never explain”. Tuttavia, questo approccio si sta rivelando un boomerang pericoloso. La cultura del silenzio sulla salute mentale sul lavoro agisce come un catalizzatore per patologie silenziose, trasformando piccoli disagi in crisi croniche. Quando un dipendente sente di non poter condividere il proprio stato emotivo, il rischio che un principio di stress si evolva in patologie gravi come ansia e depressione aumenta in modo esponenziale.

Recentemente, figure politiche di rilievo come Wes Streeting hanno sollevato polemiche invitando i medici a ridurre le prescrizioni di riposo, suggerendo invece attività fisica o il ritorno immediato all’impiego. Questo tipo di retorica, pur puntando a ridurre l’assenteismo, ignora la complessità del burnout lavorativo e delle sue conseguenze psicologiche. Come sottolineato dagli esperti del St John Ambulance Service, minimizzare il dolore mentale non fa altro che ritardare di decenni il progresso sociale, spingendo i lavoratori a nascondersi per paura di essere giudicati “pigri” o poco professionali.

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La realtà dei numeri è impietosa. Secondo la Keep Britain Working Review pubblicata nel novembre 2025, il numero di giovani tra i 16 e i 34 anni che abbandonano il mercato del lavoro per motivi psichici è cresciuto verticalmente. Questo dato evidenzia come la gestione dello stress correlato al lavoro non sia un optional, ma una necessità per la sopravvivenza economica.

Primo soccorso psicologico: investire nella prevenzione

Per invertire questa tendenza, non basta “resistere”. Serve un cambio di paradigma che passi attraverso la formazione e il supporto attivo. Molte organizzazioni lungimiranti stanno adottando programmi di mental health first aid aziendale, addestrando il personale a riconoscere i segnali premonitori del crollo psicologico. La St John Ambulance ha già formato oltre 40.000 persone, creando una rete di supporto che permette interventi precoci prima che la situazione diventi irrimediabile.

Tuttavia, questi sforzi rischiano di essere vanificati se il linguaggio istituzionale continua a essere punitivo. Se un lavoratore teme che parlare apertamente possa avere ripercussioni sulla carriera e prospettive future, sceglierà la via del silenzio. Questo muro di omertà professionale non protegge l’azienda; al contrario, alimenta il “presentismo”, ovvero quella condizione in cui il dipendente è fisicamente al lavoro ma totalmente improduttivo a causa del malessere.

Un esempio virtuoso è rappresentato dalle aziende che integrano lo psicologo in azienda o offrono abbonamenti a piattaforme di supporto psicologico online. Citando Lisa Sharman, responsabile della formazione presso i servizi di ambulanza britannici, lo stigma resta la barriera principale: finché l’opinione pubblica o i dirigenti insinueranno che “si sta esagerando”, le persone non si sentiranno mai sicure. La prevenzione del burnout e dello stress occupazionale richiede un ambiente dove la vulnerabilità non sia vista come una debolezza, ma come un dato di fatto umano da gestire con competenza.

Strategie per rompere il muro del silenzio

Per cambiare rotta, le imprese dovrebbero focalizzarsi su tre pilastri fondamentali:

  1. Normalizzazione del dialogo: Leader e manager dovrebbero essere i primi a parlare di benessere psicologico, eliminando il tabù.
  2. Formazione specifica: Implementare corsi di primo soccorso per la salute mentale per dotare i dipendenti degli strumenti necessari ad aiutarsi a vicenda.
  3. Politiche di flessibilità: Riconoscere che la salute mentale ha bisogno di tempi di recupero diversi rispetto a quella fisica.

La crisi che stiamo attraversando non è una fatalità, ma il risultato di anni di negligenza. Se vogliamo evitare una deriva verso una società di lavoratori esausti e demotivati, è necessario agire ora, partendo dalla consapevolezza che una mente sana è il motore di ogni economia prospera.

Il benessere psicologico non è un lusso, ma il fondamento della produttività moderna. Ignorarlo significa condannare il futuro del lavoro.


Approfondimenti consigliati:

  • St John Ambulance – Mental Health in the Workplace
  • World Health Organization – Mental Health at Work
  • Mind.org – Supporto per la salute mentale nel settore lavorativo

FAQ – Domande Frequenti

Cos’è la cultura del silenzio sul lavoro? Si riferisce a quell’ambiente aziendale in cui i dipendenti non si sentono sicuri a parlare di problemi personali o mentali per paura di giudizi, licenziamenti o mancate promozioni. Questo clima impedisce la gestione efficace dello stress e accelera i processi di burnout, danneggiando sia l’individuo che la produttività aziendale complessiva.

Quali sono i segnali di burnout da non ignorare? I sintomi principali includono esaurimento fisico ed emotivo costante, distacco cinico verso il proprio lavoro e un senso di inefficacia professionale. Spesso è accompagnato da irritabilità e disturbi del sonno. Riconoscere precocemente questi segnali attraverso il supporto psicologico per i dipendenti è fondamentale per evitare complicazioni croniche come la depressione.

Perché i giovani stanno lasciando il lavoro per motivi di salute mentale? L’aumento della precarietà, l’iper-connessione e la pressione sociale contribuiscono a una fragilità maggiore tra i 16 e i 34 anni. Senza adeguate strategie di welfare aziendale e una comunicazione aperta, i giovani lavoratori percepiscono l’ambiente professionale come tossico o insostenibile, scegliendo l’abbandono come unica forma di difesa per la propria integrità psichica.

Cosa può fare un datore di lavoro per migliorare la situazione? Deve promuovere una cultura di apertura, offrendo formazione specifica come il primo soccorso per la salute mentale. È essenziale garantire che parlare di malessere non porti a sanzioni velate, ma a soluzioni concrete come orari flessibili o accesso a terapie. Un leader empatico riduce drasticamente il turnover e migliora il clima interno.

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Angela Gemito

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Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, Angela Gemito naviga tra le ultime notizie, le tendenze tecnologiche e le curiosità più affascinanti per offrirtele su questo sito. Preparati a scoprire il mondo con occhi nuovi, un articolo alla volta!

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