Un nuovo studio cinese pubblicato su Science svela un meccanismo chiave per la formazione degli oceani terrestri. Grazie alla bridgmanite, un minerale fino a oggi sottovalutato, il mantello profondo della Terra avrebbe custodito enormi quantità d’acqua nei suoi primi miliardi di anni.

Un serbatoio d’acqua nascosto nel cuore della Terra
La bridgmanite, il minerale più abbondante nel mantello inferiore, si rivela oggi una sorprendente riserva d’acqua. Lo studio del Guangzhou Institute of Geochemistry mostra che, in condizioni di temperatura elevata, questa struttura cristallina può trattenere molecole d’acqua in quantità fino ad oggi inimmaginabili.
Il team ha utilizzato una cella a incudine di diamante unita a riscaldamento laser, simulando le condizioni estreme presenti a oltre 600 chilometri di profondità. Le temperature raggiunte (oltre 4.000 °C) hanno mostrato che più calda è la bridgmanite, più acqua riesce a immagazzinare.
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Secondo i dati raccolti, il mantello primordiale potrebbe aver isolato da un minimo dell’8% fino a un massimo del 100% dell’attuale volume oceanico. Un serbatoio nascosto che, nel tempo, ha rilasciato gradualmente questa acqua verso la superficie, attraverso fenomeni vulcanici e movimenti tettonici.
Una scoperta che riscrive l’origine dell’acqua sulla Terra
Uno degli enigmi della geologia è sempre stato: dove sia finita l’acqua dopo la solidificazione degli oceani di magma che coprivano la giovane Terra. Questa nuova teoria fornisce una risposta concreta, attribuendo alla bridgmanite un ruolo finora ignorato.
Ma c’è di più. Questa rivelazione rivoluziona anche il modo in cui immaginiamo la nascita della vita. Se l’acqua era già presente all’interno del pianeta e non solo arrivata da comete o meteoriti, allora la Terra avrebbe avuto fin da subito le condizioni favorevoli per lo sviluppo biologico.

La bridgmanite potrebbe essere il tassello mancante nel puzzle dell’origine della vita. Inoltre, se simili processi avvengono su altri pianeti rocciosi, potremmo dover rivedere le nostre ipotesi sull’abitabilità di corpi celesti considerati inospitali.
Conclusione
Questa scoperta modifica profondamente la nostra visione dell’evoluzione della Terra. Il mantello terrestre non è solo roccia, ma memoria liquida dell’origine del nostro mondo. Approfondire queste dinamiche potrebbe anche cambiare il modo in cui cerchiamo la vita su altri pianeti.
Per saperne di più, leggi l’articolo originale su Science Magazine o consulta l’approfondimento dell’Agenzia Xinhua.
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