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Il fuoco 400.000 anni fa: la scoperta nel Suffolk che cambia la storia

Angela Gemito Dic 30, 2025

L’immagine classica dei nostri antenati che battono faticosamente due pietre per accendere una scintilla ha appena subito una radicale revisione temporale. Non parliamo di qualche millennio, ma di un salto all’indietro che riscrive completamente le tappe dell’evoluzione umana e la nostra capacità di manipolare l’ambiente circostante.

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La rivoluzione tecnologica del Pleistocene nel sito di Beeches Pit

Per decenni, il consenso accademico ha fissato la padronanza del fuoco artificiale a circa 50.000 anni fa, legandola a una fase avanzata dello sviluppo cognitivo dell’Homo sapiens. Tuttavia, una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature scardina queste certezze. Un team di scienziati britannici ha analizzato i reperti provenienti da un sito paleolitico nel Suffolk, in Inghilterra, portando alla luce prove inconfutabili: l’uso deliberato del fuoco risale a 400.000 anni fa.

Questa scoperta non riguarda solo un tizzone ardente raccolto dopo un fulmine, ma una vera e propria gestione tecnologica della fiamma. Nel sito di Beeches Pit, gli archeologi hanno identificato focolari preistorici con tracce di terra bruciata e utensili esposti al calore, segno che i gruppi umani che abitavano il Nord Europa durante il Pleistocene avevano già trasformato il fuoco in uno strumento domestico.

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La differenza tra “subire” un incendio naturale e “creare” il calore risiede nella costanza delle tracce. Le analisi geochimiche condotte sul suolo hanno rivelato che le temperature hanno superato i 700 gradi Celsius. Un calore così intenso e localizzato suggerisce che la produzione di fuoco artificiale è avvenuta in modo ripetuto nello stesso luogo, escludendo l’ipotesi di eventi casuali o incendi boschivi stagionali.

Pirite e scintille: l’ingegneria dei primi uomini

Il dettaglio che ha lasciato sbalorditi i ricercatori riguarda il ritrovamento di frammenti di pirite di ferro. La pirite non è un minerale comune nell’area del Suffolk; la sua presenza indica che è stata trasportata deliberatamente sul posto. Perché i nostri antenati avrebbero dovuto portare con sé delle pietre pesanti per chilometri? La risposta risiede nelle proprietà fisiche del minerale: la pirite veniva utilizzata dagli antenati dell’Homo sapiens per generare scintille e accendere fuochi, un metodo di accensione a percussione che richiede una pianificazione astratta e una conoscenza profonda delle risorse naturali.

Questo dato sposta la cronologia delle innovazioni umane. Se finora pensavamo che il controllo della fiamma fosse un’acquisizione recente, oggi sappiamo che il controllo del fuoco è avvenuto quasi contemporaneamente all’arrivo dei primi ominidi in Europa. Come sottolineato dal British Museum, la capacità di gestire l’energia termica è stata il vero catalizzatore per la colonizzazione di latitudini settentrionali altrimenti inospitali.


Perché il controllo del fuoco ha accelerato l’evoluzione umana

Padroneggiare la combustione non è stato solo un traguardo tecnico, ma una vera rivoluzione biologica e sociale. Gli scienziati concordano sul fatto che il fuoco ha permesso di cucinare il cibo migliorando l’apporto calorico e lo sviluppo cerebrale, riducendo il tempo necessario per la digestione e permettendo al corpo umano di investire energia nella crescita della massa grigia.

Oltre all’alimentazione, la fiamma ha svolto tre funzioni vitali:

  1. Protezione dai predatori: In un mondo dominato da grandi carnivori del Pleistocene, il fuoco era l’unica difesa efficace durante la notte.
  2. Riscaldamento: Senza focolari stabili, la sopravvivenza nei rigidi climi dell’Europa glaciale sarebbe stata impossibile per una specie priva di pelliccia folta.
  3. Coesione sociale: Attorno al focolare sono nate le prime forme di linguaggio complesso e di trasmissione culturale.

Secondo le teorie espresse da Richard Wrangham nel suo saggio Catching Fire: How Cooking Made Us Human, l’atto di sedersi attorno a una fonte di calore ha favorito lo sviluppo della socialità. Se la scoperta del Suffolk conferma che questo accadeva già 400.000 anni fa, dobbiamo ammettere che la struttura sociale complessa degli ominidi è molto più antica di quanto ipotizzato.

L’evidenza archeologica dei focolari nel Suffolk ci mostra un’umanità capace di modificare il paesaggio e di adattarsi a condizioni estreme grazie all’ingegno. I frammenti di minerali utilizzati per generare fiamme sono i primi “brevetti” della storia umana, testimonianze di una mente che iniziava a guardare la materia non solo per quello che era, ma per ciò che poteva diventare.


Verso una nuova linea temporale dell’umanità

Le implicazioni di questo studio sono vaste. Se il fuoco era già uno strumento comune 400.000 anni fa, dobbiamo riconsiderare l’intero percorso migratorio delle popolazioni paleolitiche. Questa scoperta invita a guardare ai nostri antenati non come a esseri primitivi che agivano per istinto, ma come a pionieri capaci di manipolare la chimica e la fisica per garantire la propria discendenza.

È fondamentale continuare a esplorare i siti archeologici europei con nuove tecnologie di datazione per verificare se esistano altri centri di produzione del fuoco ancora più antichi. Il passato non è scritto nella pietra, ma sotto le ceneri di focolari spenti da millenni che aspettano solo di essere ritrovati.

Per chi volesse approfondire le dinamiche evolutive legate a questa era, il portale di Nature offre report tecnici dettagliati sulle stratigrafie del Pleistocene. Anche il sito ufficiale della National Geographic pubblica regolarmente aggiornamenti sulle nuove frontiere dell’archeologia preistorica.


FAQ – Domande Frequenti

Qual è la prova principale dell’uso del fuoco nel Suffolk? La prova regina è il ritrovamento di focolari stratificati con temperature del suolo superiori a 700 gradi Celsius. Tali picchi termici, uniti alla presenza di pirite di ferro (non autoctona) e utensili bruciati, dimostrano che il fuoco non fu un evento naturale ma una produzione umana deliberata e ripetuta nel tempo.

In che modo il fuoco ha influenzato l’evoluzione del cervello umano? Il fuoco ha permesso la cottura degli alimenti, rendendo proteine e carboidrati più facili da digerire. Questo ha ridotto l’energia necessaria per l’apparato digerente, permettendo al metabolismo di destinare più risorse allo sviluppo e al mantenimento di un cervello più grande e complesso, accelerando il processo di encefalizzazione.

Chi sono stati i primi a usare il fuoco secondo queste scoperte? Le scoperte indicano che il controllo del fuoco risale a 400.000 anni fa, un periodo in cui l’Europa era abitata da forme arcaiche di Homo sapiens o dai loro immediati predecessori, come l’Homo heidelbergensis. Questi gruppi dimostrarono capacità cognitive avanzate nella selezione dei minerali per accendere le scintille.

Perché la pirite di ferro è così importante in questa scoperta? La pirite è fondamentale perché la sua presenza in un’area dove non si trova naturalmente indica un trasporto intenzionale. Essendo un minerale capace di generare scintille se percosso contro la selce, rappresenta la “tecnologia” dell’epoca per accendere il fuoco in modo artificiale e controllato.

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Angela Gemito

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