Il Caucaso continua a confermarsi una delle regioni più affascinanti e ricche di misteri del pianeta. In un territorio che ha già restituito all’umanità testimonianze fondamentali sull’evoluzione dei nostri antenati, è emerso un nuovo reperto destinato a far discutere la comunità scientifica internazionale. Si tratta di una scoperta archeologica presso il lago Bashplemi, in Georgia, che sta mettendo a dura prova le conoscenze attuali sui sistemi di scrittura antichi.
Gli archeologi si sono imbattuti in un oggetto apparentemente semplice ma dal contenuto indecifrabile: una lastra di pietra vulcanica che non corrisponde a nessun codice linguistico noto. Non siamo di fronte a una variazione di un alfabeto conosciuto, ma a quello che potrebbe essere un sistema di comunicazione completamente inedito, rimasto sepolto nel silenzio dei secoli fino a oggi.

Un codice indecifrato tra le montagne del Caucaso
Il ritrovamento, i cui dettagli sono stati recentemente diffusi anche da Popular Mechanics, riguarda una tavoletta di basalto dalle dimensioni contenute, paragonabili a quelle di un moderno foglio di carta. La sua superficie non è liscia, ma ospita una sequenza complessa di incisioni: sette righe distinte che accolgono un totale di 60 caratteri. Tra questi figurano quelli che gli esperti identificano come segni di punteggiatura e possibili indicazioni numeriche.
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Ciò che rende questo manufatto un vero rompicapo è la natura stessa dei segni. Nonostante la provenienza locale del materiale — la pietra vulcanica è tipica della zona e ampiamente studiata — il messaggio inciso resta ermetico. I ricercatori hanno immediatamente avviato una serie di analisi comparative, sperando di trovare una chiave di lettura nei sistemi di scrittura storicamente documentati. Tuttavia, il confronto con oltre venti lingue antiche non ha prodotto una corrispondenza diretta.
È emersa, sì, una vaga somiglianza con alcuni sistemi semitici, con le scritture brahmiche e persino con i segni iberici settentrionali, ma si tratta solo di echi lontani. Nessuna di queste lingue offre una stele di Rosetta capace di tradurre il testo. Questa tavoletta in lingua sconosciuta sfida le categorizzazioni accademiche, suggerendo l’esistenza di una cultura o di un gruppo sociale che ha sviluppato un proprio metodo di registrazione delle informazioni, poi svanito nel nulla.
Alcuni studiosi, analizzando i singoli glifi, hanno ipotizzato prestiti isolati da antichi alfabeti caucasici, come il Mrglovani georgiano o alcune lettere albanesi. Altri vedono connessioni con il proto-kartvelico, il fenicio o l’egizio antico. Eppure, la mancanza di parallelismi strutturali chiari porta a una deduzione tanto affascinante quanto complessa: potremmo essere di fronte a una lingua “isolata”, nata e morta in questa regione senza lasciare discendenti diretti.

Tecniche di incisione e ipotesi sul contenuto
Al di là del mistero linguistico, il reperto offre spunti preziosi sul livello tecnologico raggiunto dalle popolazioni che abitavano l’area del lago Bashplemi. L’analisi microscopica delle incisioni ha rivelato una mano esperta e un processo di lavorazione sofisticato. Non si tratta di graffi casuali o di tentativi amatoriali.
Gli autori dello studio, pubblicato sul prestigioso Journal of Ancient History and Archaeology, hanno ricostruito la tecnica utilizzata dall’antico artigiano. Sembra che sia stato impiegato uno strumento a forma di cono per tracciare il contorno preliminare di ogni segno. Successivamente, l’artista avrebbe rifinito il lavoro con un secondo strumento dalla testa liscia e rotonda, conferendo ai caratteri un aspetto pulito e intenzionale. Questa cura per il dettaglio indica che il testo aveva un valore significativo: non era un appunto fugace, ma un documento destinato a durare. La scrittura antica indecifrata su basalto testimonia quindi un’intenzione comunicativa solenne.
Ma cosa c’è scritto? Senza una traduzione, possiamo muoverci solo nel campo delle ipotesi basate sul contesto archeologico. Gli studiosi suggeriscono tre scenari principali:
- Un inventario militare: la lista potrebbe rappresentare un bottino di guerra o l’elenco di armamenti.
- Progetti civili: i numeri e le sequenze potrebbero riferirsi a misurazioni per grandi progetti di costruzione.
- Dediche religiose: non si esclude la natura votiva dell’oggetto, forse una preghiera o un’offerta agli dei locali.
La connessione con le antiche lingue proto-kartveliche del IV millennio a.C. resta la pista più battuta, ma i glifi ricordano anche incisioni in bronzo trovate nella regione, che mostrano influenze greche, fenicie e persino arabe antiche. È un crocevia di culture che si riflette in sessanta piccoli segni.
Il contesto di Bashplemi: una culla di civiltà
Per comprendere appieno il valore di questa scoperta, bisogna allargare lo sguardo al luogo del ritrovamento. La Georgia non è nuova a scoperte che riscrivono i libri di storia. La regione è celebre per i resti di ominidi risalenti a circa 1,8 milioni di anni fa, che hanno fornito prove cruciali sulle prime migrazioni umane fuori dall’Africa.
Il lago Bashplemi, in particolare, si sta rivelando uno scrigno di reperti storici di rilievo. Ogni strato di terreno rimosso in questa zona sembra raccontare una storia diversa, stratificata nei millenni. La presenza di un sistema di scrittura così evoluto eppur sconosciuto suggerisce che l’organizzazione sociale in quest’area fosse molto più complessa di quanto ipotizzato finora. La scrittura, infatti, nasce sempre da una necessità: burocratica, commerciale o spirituale. L’esistenza di questa tavoletta implica una società strutturata che aveva bisogno di fissare la memoria su pietra.
La sfida per il futuro sarà trovare altri frammenti. Un singolo reperto, per quanto eloquente, rimane un monologo muto. Solo il ritrovamento di altre iscrizioni simili potrebbe permettere ai linguisti di decifrare la grammatica e il vocabolario di questa lingua perduta. Fino ad allora, la tavoletta di basalto rimarrà un messaggero silenzioso di un passato che non siamo ancora pronti ad ascoltare.
Se l’argomento vi appassiona, vi invitiamo a consultare le pubblicazioni ufficiali sul Journal of Ancient History and Archaeology o a seguire gli aggiornamenti sui portali di divulgazione scientifica come Popular Mechanics.
Domande Frequenti (FAQ)
Dove è stata trovata esattamente la tavoletta misteriosa? Il reperto è stato scoperto in Georgia, nelle vicinanze del lago Bashplemi. Si tratta di un’area geografica di estremo interesse archeologico, già nota per aver restituito resti di ominidi molto antichi e altri manufatti storici significativi che testimoniano una frequentazione umana millenaria.
È stato possibile decifrare cosa c’è scritto sulla tavoletta? Al momento no. Nonostante i tentativi di comparazione con oltre venti lingue antiche (inclusi sistemi semitici e proto-kartvelici), il significato dei 60 simboli rimane sconosciuto. Gli studiosi ipotizzano possa trattarsi di un elenco di bottini militari, progetti di costruzione o dediche religiose.
Di che materiale è fatta la tavoletta e come è stata incisa? La tavoletta è realizzata in basalto, una pietra vulcanica di origine locale. Le analisi mostrano un’alta artigianalità: i segni sono stati prima tracciati con uno strumento conico e poi rifiniti con uno strumento a testa rotonda, indicando un livello tecnologico avanzato per l’epoca.
Perché questa scoperta è considerata così importante? Il ritrovamento suggerisce l’esistenza di una lingua completamente nuova o di un sistema di scrittura perduto nel Caucaso. Questo potrebbe riscrivere la nostra comprensione delle culture antiche della regione, indicando la presenza di civiltà complesse e strutturate finora ignote agli storici.
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