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Saqqara: La tomba di Userfre, ciò che è apparso sulle pareti sfida i secoli

Angela Gemito Gen 29, 2026

C’è un momento preciso, durante uno scavo archeologico, in cui il silenzio del deserto smette di essere vuoto e comincia a parlare. È accaduto di nuovo a Saqqara, la necropoli che non smette di restituire frammenti di un’eternità che credevamo perduta. Tra le dune dorate e le ombre delle piramidi a gradoni, è emersa la tomba del principe Userfre, un ritrovamento che non rappresenta solo l’ennesimo tassello di un mosaico millenario, ma una vera e propria “porta” concettuale verso la comprensione dell’aldilà egizio.

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Userfre, figura di alto rango vissuta durante la V Dinastia, non era un semplice nobile. Il suo nome, che evoca la potenza del dio Ra, si lega a un’epoca di transizione in cui l’arte funeraria abbandonava la rigidità delle prime dinastie per abbracciare una narrazione più intima, complessa e, per certi versi, rivoluzionaria. La sua sepoltura ci racconta una storia di potere, devozione e una cura quasi ossessiva per il viaggio che ogni anima avrebbe dovuto intraprendere dopo l’ultimo respiro.

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Un tesoro di geroglifici e pigmenti intatti

Entrare nella camera principale della tomba di Userfre significa compiere un salto temporale di oltre quattromila anni senza che il colore abbia perso la sua voce. Le pareti sono decorate con rilievi di una finezza straordinaria, dove il blu egizio e l’ocra rossa sembrano essere stati stesi soltanto ieri.

Ciò che rende questa scoperta eccezionale è la conservazione dei Testi delle Piramidi incisi sulle pareti. Questi non sono semplici decorazioni; sono formule magiche, istruzioni tecniche per navigare nel Duat, il mondo sotterraneo. Nelle iscrizioni di Userfre, i ricercatori hanno individuato varianti di testi che gettano nuova luce sull’evoluzione del pensiero teologico solare. Il principe non è rappresentato solo come un burocrate di corte, ma come un iniziato ai misteri del cielo, un uomo che ha preparato la sua “dimora d’eternità” per garantire che il suo Ba (l’anima) potesse riunirsi quotidianamente con il disco solare.

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L’architettura del sacro: oltre la pietra

La struttura della tomba segue lo schema della mastaba classica, ma con peculiarità architettoniche che hanno sorpreso gli egittologi. La disposizione delle camere non risponde solo a logiche di spazio, ma a una vera e propria geometria del sacro.

  1. L’Atrio delle Offerte: Dove i discendenti depositavano cibo e bevande per nutrire lo spirito del defunto. Qui, i rilievi mostrano scene di vita quotidiana: portatori di gazzelle, scribi al lavoro e musicisti, quasi a voler trattenere una parte della gioia terrena nel freddo della pietra.
  2. Il Pozzo Funerario: Una discesa verticale che conduceva al sarcofago, protetto da pesanti blocchi di calcare per scoraggiare i profanatori, un monito silenzioso sulla fragilità della memoria.
  3. La Falsa Porta: Il punto focale della tomba. Per gli antichi egizi, questa non era una barriera, ma un portale energetico attraverso il quale il defunto poteva passare dal mondo dei morti a quello dei vivi per ricevere le preghiere. Quella di Userfre è un capolavoro di incisione, con titoli che testimoniano il suo legame strettissimo con il Faraone.

Il contesto di Saqqara: un cantiere eterno

Perché Saqqara continua a restituire tesori come la tomba di Userfre? La risposta risiede nella sacralità intrinseca del luogo. Per secoli, essere sepolti a Saqqara significava trovarsi sotto la protezione di Ptah, il dio creatore, e vicino al centro del potere amministrativo di Menfi.

Il ritrovamento di Userfre si inserisce in una stagione di scavi senza precedenti. Negli ultimi anni, la tecnologia — dai radar a penetrazione del suolo (GPR) alle scansioni satellitari — ha permesso di mappare il sottosuolo con una precisione chirurgica. Tuttavia, resta il fascino del lavoro manuale: il pennello che rimuove lentamente il granello di sabbia da un occhio dipinto, restituendo lo sguardo di un uomo che ha smesso di guardare il mondo quindici secoli prima della nascita di Roma.

L’impatto sulla nostra comprensione della V Dinastia

La V Dinastia segna il trionfo del culto solare. È il periodo dei “Templi del Sole” e di una burocrazia sempre più articolata. La tomba di Userfre ci svela i dettagli di questa gerarchia. Attraverso i suoi titoli — Custode dei Segreti, Amico Unico del Re — comprendiamo quanto il confine tra amministrazione dello Stato e ritualità religiosa fosse labile.

L’analisi dei resti organici e degli oggetti del corredo (vasi canopi, amuleti in faience, statuette ushabti) sta fornendo dati preziosi anche sulla salute e sulla dieta dell’élite dell’epoca. Non stiamo solo studiando la morte, ma stiamo ricostruendo la vita: cosa mangiavano, quali malattie li affliggevano e come la percezione del tempo influenzasse ogni loro azione politica.

Lo scenario futuro: cosa resta da scoprire?

La scoperta della tomba di Userfre è solo l’inizio di un nuovo capitolo. Gli archeologi sono convinti che l’area circostante nasconda le sepolture dei membri della sua famiglia e dei funzionari a lui legati. Ogni nuova camera aperta è una pagina di un libro che non finisce mai di stupire.

In un mondo che corre veloce verso il futuro, il richiamo di Saqqara ci impone una sosta. Ci ricorda che l’essere umano, in ogni epoca, ha cercato risposte alle stesse domande: cosa resta di noi? Come possiamo vincere l’oblio? Userfre, con la sua dimora di pietra decorata con cura maniacale, ha vinto la sua scommessa contro il tempo. Dopo quattromila anni, siamo ancora qui a leggere il suo nome e a chiederci quali segreti porti con sé nel silenzio della sua camera funeraria.

La ricerca continua, e ogni geroglifico tradotto ci avvicina un po’ di più a comprendere non solo chi fosse questo principe, ma chi siamo stati noi come civiltà. I lavori di scavo sono tuttora in corso, e i primi rapporti preliminari suggeriscono che il pozzo secondario possa contenere un deposito votivo mai toccato prima d’ora…

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Angela Gemito

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Tags: egitto mistero saqqara

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